Amour, toujours! come dice la canzonetta. Fu questo un bel caso (non raro, mi dissero) di persecuzione amorosa in tiro a due. Sul corso Vittorio Emanuele una bella signora arresta la giardiniera con un alt imperioso, sale con impeto e siede con dispetto; e ripartiti appena i cavalli, salta sulla piattaforma di dietro un signore, col cappello d'alpinista e la lente all'occhio, e resta lì come un piolo, con lo sguardo fisso sopra la bella, da cui lo separano sei panche, aspettando che le si faccia un posto vicino. All'incrociamento dei corsi Vittorio ed Umberto, riman vuoto un posto proprio nella panca dietro la signora, e lui, lesto, con una faccia imperterrita, corre per la pedana afferrandosi alle colonnine, e si va a sedere alle spalle di lei, che lo sente, senza vederlo, e dà un guizzo come per un pizzicotto. Non passa un minuto che si vede venire innanzi il tranvai dei Viali. In quel momento appunto il persecutore cominciava a farsi avanti, dondolandosi, come chi cerca un'entratura di dichiarazione; ma ecco che la signora balza in piedi, dà uno strappo con la mano sinistra alla correggia del campanello, e con la destra, brandendo l'ombrellino, comanda al cocchiere dell'altro tranvai di fermare. Tutt'e due si fermano, l'inseguita salta giù, raggiunge l'altro tranvai di corsa, vi sale come un lampo; e l'inseguitore ostinato, giù anche lui d'un salto, e via come una freccia, e su, sul tranvai della fuggitiva. La scena, osservata da tutti, suscitò un vivo mormorio di commenti seri e faceti: — Bellina! — Che sfrontatezza! — Questa è nuova. — Ma è un'indegnità! Gli dovrebbe rompere l'ombrello sul muso! — Un signore celione disse che ci sarebbero voluti dei carrozzoni di salvataggio, per signore sole, circolanti per le vie principali. Ma un mio amico, che m'era accanto, quello dei sette peccati capitali, lo Schopenhauer, gli osservò, con un sorriso sarcastico, che sarebbe stato un “servizio passivo„. E soggiunse che, secondo lui, c'era invece un altro servizio speciale di tranvai chiusi, sul modello delle carrozze cellulari, il quale avrebbe dato agli azionisti un grasso dividendo. — Carrozzoni.... a che scopo! — domandò l'altro. Ah! lingua sacrilega. Rispose: — Allo scopo.... opposto.

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E ancora l'amore. Vedo sulla prima panca due teste giovanili così vicine che mi si disegnano tutt'e due sulla schiena del cocchiere come sul fondo scuro d'un quadro: l'una bionda dorata, senza cappello; l'altra, con un grazioso cappellino da marionetta, ornato di tre cardenie; il quale lascia scoperta una salda massa di capelli bruni, lucidi e freschi, che pare un turbante di velluto nero. Dalla piattaforma in fondo, dov'io sto, non posso vedere i due giovani in viso; ma capisco dagli atti che si parlano senza dir nulla, come fanno gli amanti in ebbrezza, non per altro che per accarezzarsi con le parole e baciarsi con la voce, sorridendo alla gente, alle case, agli alberi, al sole, come per ringraziare il mondo della propria beatitudine. A un tratto la testa bionda si gira indietro, e riconosco il mio tipografo entusiasta del 1.º maggio, che, appena vedutomi, schizza via dalla panca e si slancia sulla pedana verso di me, mentre la testa bruna, voltandosi curiosamente, mi mostra un adorabile visetto di diciott'anni, tutto vermiglio di passione, nel quale par che scintillino non due, ma dieci occhi. — Eccomi qui. Buon giorno. Che bella giornata! Ebbene, che ne dice del Congresso di Londra? Ha veduto? La maggioranza, insomma, ha accettato il programma socialista.... — Ma io capii di volo che non veniva da me per gli affari dell'Inghilterra. E infatti, dopo avermi domandato chi fossero i Fabiani, non stette a sentir la risposta e m'annunziò d'un colpo il suo matrimonio. Era sposo da un mese e sette giorni; non disse le ore. — Ah! ma non creda — s'affrettò a soggiungere — io sarò sempre lo stesso.... è una donnina di testa, sa. — E mi disse tutto. Era una lavorante in maglierie, istruita, che aveva fatto i primi due anni della Scuola professionale; s'eran conosciuti l'inverno passato al Nazionale, dov'essa era andata con suo padre a sentire una conferenza sul lavoro delle donne e dei fanciulli; la madre di lui era stata un po' incerta, da principio, per via delle idee della ragazza; ma aveva finito con dir di sì, innamorata anche lei del visetto. Oh, egli la conosceva, e n'era ben sicuro. Non era di quelle che fanno le socialiste per il matrimonio, e poi, acchiappato il marito, ripiegano la bandiera, e addio conferenze, addio oblazioni, addio riunioni. C'erano delle idee nette e ben piantate in quella piccola testa; era una compagna di coscienza e di cuore. Se fossero state tutte così non si sarebbero visti tanti compagni che giravano nel manico dopo aver fatto il passo al Municipio. E continuò a tesserne l'elogio lanciandole delle lunghe occhiate azzurre, che la misuravano amorosamente dalle tre cardenie del cappellino ai due piccoli tacchi neri luccicanti sotto la panca. Poi, parendogli d'aver troncato troppo alla leggiera il primo discorso, si rifece serio per calcolare che al Congresso i centottantacinque delegati delle Unioni dei mestieri rappresentavano su per giù ottocentomila soci organizzati, mentre gli altri trecento delegati inglesi non ne rappresentavano forse duecentomila.... Ma che! Io vedevo bene che c'era un'altra unione che in quel momento gli premeva assai di più di quelle di cui discorreva, e, pietosamente, gli apersi la via d'uscita che cercava, avvertendolo che stavano per prendergli il posto. E in un attimo egli si ritrovò seduto accanto alla sua bella socialista, con la quale riprese a solfeggiare il duetto interrotto, sorridendo alla gente, alle case, agli alberi, al sole. Oh i buoni borghesi che guardavano con simpatia quel bel ragazzo innamorato e felice, erano ben lontani dal pensare ch'egli appartenesse a quella setta orribile che vuole fra gli altri istituti, com'essi dicono, quello della “moglie in comune„. Con che immonda gente ci mette in promiscuità, a nostra insaputa, la carrozza di tutti!

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All'influsso amoroso succedette sul tranvai un influsso maligno. Ahimè! S'ha un bel fuggire per le strade senza toccar la terra e non guardando da alcuna parte: la miseria, la sventura, il dolore c'inseguono, ci raggiungono anche su quelle tavole fuggenti e ci costringono a guardarli in viso. Fu come uno schianto di fulmine fra tutta quella gente allegra che riempiva la giardiniera della linea Ponte Isabella. Il povero cocchiere scherzava e rideva con un amico ritto al suo fianco quando, arrivato in piazza Carlina, nello stringere a tutta forza il freno per non urtare in un carro, si lasciò sfuggir di mano il manubrio che, girando rapidissimamente, lo colpì nel costato destro e lo gettò riverso fra le braccia dei passeggieri, bianco come un morto. Fu creduto morto, scoppiò un grido, tutti s'alzarono, una signora svenne, dei bimbi si misero a piangere, accorsero il fattorino e una guardia, alcuni passeggieri discesero, e pigliandolo per le spalle e per le gambe lo calaron giù come un cadavere e lo portarono a traverso alla piazza verso la farmacia più vicina. Il passaggio istantaneo di quell'uomo dall'espressione della forza e dell'allegrezza a quella immobilità molle e cascante di tutte le membra che aveva l'apparenza della morte, destò prima nei presenti un senso di terrore che imbiancò tutti i visi, come se tutti comprendessero in quel punto per la prima volta la fragilità miseranda della vita; e poi una grande pietà, che l'accompagnò con un mormorio doloroso fin che disparve in mezzo a una folla spintagli intorno da quella curiosità frenetica delle disgrazie, che è uno dei segni più odiosi di quanto rimane nell'uomo civile della barbarie antica. Uno solo dei passeggieri, un omuccio secco e grigio, dal viso itterico, con gli occhiali affumicati, alzò la voce fra quel mormorio di pietà, sforzandosi invano di colorire di questo sentimento il dispetto messogli in corpo dalla scossa violenta che gli aveva sconvolto i nervi. O povera natura umana, quando ti cade la maschera! A sentirlo, pareva che il colpo l'avesse avuto lui. — Ci mancava questa! — esclamò con voce acre e tremola. — Un bel momento che ci fa passare! Benedetta gente, sempre sbadata, che rischia la vita.... Guardate se debbono accadere di queste cose.... Un uomo rovinato! E poi.... lo spavento dei passeggieri. Eh sì, fa pena anche a me; come no? Ma facciano attenzione, in nome di Dio, anche per riguardo al pubblico.... Pare che se le cerchino.... Un giorno è uno scontro, un altro è il freno.... Ce n'è sempre una.... Non è più un servizio.... Non è più un vivere questo.... Oh santa pazienza benedetta!... — Sopraggiunse il controllore, e ritornò un momento dopo il fattorino; il quale, pigliando le redini, annunciò che il cocchiere si riaveva. Tutti respirarono, il tranvai ripartì; ma il signore dagli occhiali scuri restò imbronciato. E si capiva perchè: il triste caso l'avrebbe forse impietosito, invece d'irritarlo, se fosse seguito tre ore prima; ma era l'ora del desinare, e l'appetito, per quel giorno, era perso senza rimedio. — Ah tristo animale! — gli dissi in cuor mio. Ma queste parole mi svegliaron dentro un'eco inaspettata; l'eco d'una voce severa che mi domandava se c'era al mondo un uomo, il quale, riandando la sua vita, non trovasse d'esser stato qualche volta irritato, non impietosito dalla sventura d'un suo simile, per la stessa misera, vile, disonorante ragione.... E quella voce mi fece abbassare la fronte.

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Così è: come dalla faccia placida e azzurra del mare spuntano qua e là teste deformi di pescicani e tentacoli orrendi di polipi, così per le vie della città dalla lieta pace della vita ordinaria erompono a quando a quando improvvisi la violenza, la barbarie, il delitto, la morte, a rammentarci che sotto all'ordine e all'armonia apparente della civiltà infuria la lotta eterna delle passioni e delle forze nemiche. È l'ora della siesta; il tranvai va a rilento sotto il sole, per una strada solitaria, tirato da due cavalli in sudore, che par che s'assopiscano al suono cadenzato e pesante del proprio passo; una lavandaia tarchiata, seduta in fondo, si appisola sopra una bracciata enorme di biancheria che le preme il ventre; accanto a lei un giovanotto di dubbia eleganza, inanellato e infiorato, dorme col capo ciondoloni sul petto e la sigaretta spenta fra le labbra; tutti gli altri tacciono; il fattorino sonnecchia; parlano soltanto due vecchietti, seduti davanti a me, che commentano senza fine, con voce monotona, l'ultima estrazione del lotto. A un tratto, in mezzo a quella quiete narcotica, scoppia un grido selvaggio: — Ladro! Ladro! T'ho visto! Sei tu! Rendimi i miei danari! — e voltandoci, vediamo il giovane della sigaretta dibattersi, pallido, fra le braccia poderose della lavandaia che l'ha agguantato con una mano alla strozza e cerca di cacciargli l'altra in una tasca del soprabito, seguitando a urlargli sulla faccia: — Ladro! Ladro! Sei tu! Rendimi i miei danari! — Il cocchiere ferma, il fattorino accorre, altri s'interpongono, la donna è spinta in là, il giovane è afferrato, parecchie mani lo frugano, il portamonete vien fuori.... — Aaaaah! — grida la donna con un riso feroce di trionfo. Il ladro, col capo scoperto e i capelli arruffati, bianco e stravolto, cessata ogni resistenza, cerca intorno con due occhi stupidi il cappello caduto e con un moto meccanico della mano libera si tasta la cravatta snodata.... fin che sopraggiunge una guardia civica, che fa scender lui e la donna, e il gruppo s'allontana dalla parte opposta al tranvai, che riprende la corsa, mentre s'affaccia gente a tutte le porte e da tutti i canti accorrono ragazzi. Dire che in tanti anni da che sono al mondo non avevo mai visto acciuffare un ladro in flagrante! Quello spettacolo mi rimescolò il sangue come se non mi si fosse mai presentato neppure all'immaginazione. — Baloss! — udii gridare intorno a me. — Brigante! — Canaglia! — E per un tratto di strada feci eco in cuor mio a quelle invettive; ma sempre più fiocamente, via via che la scena avvenuta mi s'andava tramutando al pensiero in un'altra; nella quale la donna era rappresentata dall'immagine dell'Italia e il giovane da un personaggio coperto di nastri e di croci; ma con queste circostanze diverse: che nella mia visione i vicini voltavano la testa dall'altra parte per non dar noia al ladro, e i lontani s'inchinavano, e la guardia gli faceva il saluto con la spada.

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E ancora il malo influsso, ancora un incontro triste, sul tranvai della linea Vinzaglio, in via Roma: il mio buon Giors, che non guarda più le botteghe dei salumai, che non fischia più l'aria della Carmen, che non sorride più, che ha un altro viso, ch'io non gli vidi mai, e una voce che non riconosco. Tra una fermata e l'altra, lentamente, con un accento triste e sempre eguale, come se parlasse a sè stesso, egli mi discorre di sua moglie malata che “prende una cattiva piega„ e lo tiene in affanno. Anche questa mattina essa gli disse: — Va, Giors, va tranquillo, tutto andrà bene. — Ma egli non ne è punto persuaso e dice di no, con un dondolio del capo continuo. Ieri il medico fece una brutta faccia, una faccia.... che egli non avrebbe voluto vedere. — E quando penso! — esclama, voltandosi verso di me. — Una donna che non ce n'è un'altra. Non è il caso di vantarsi, capirà bene; ma quello che è giusto.... Levata la mattina alle quattro, tutta la giornata al lavoro, la sera su fino alla sant'ora, a aspettarmi con l'ago alla mano.... E mai un capriccio, mai un soldo male speso, mai un pensiero per sè, mai, mai un dispiacere che m'abbia dato. Ma che dispiacere! Mai una parola che è una parola non c'è stata fra di noi.... — E dopo una pausa: — E cosa faccio io se mi manca?

E dopo una girata di freno: — Già, e cosa faccio io se mi manca?