— Ebbene.... no — disse ridendo — se fosse vero.... cioè, quando sarà vero, lo dirò a lei prima che a ogni altro; ma.... non è ancora.

— Il suo non è ancora è una traduzione traditrice di è già. Non mi può dire almeno la linea su cui l'ha veduta la prima volta? È un indizio così vago!

— Ebbene.... la linea del Ponte Isabella.

— Carrozzone chiuso o giardiniera?

— .... Carrozzone chiuso.

Ed era tanto rimbambinito nella sua passione che, detto quello, mi guardò con una certa diffidenza, come se io avessi già tanto in mano da poter scoprire la persona. — Non importa, — gli dissi — le assicuro che la scoprirò prima che lei si confessi. — E mentre scendeva, gli domandai se fosse proprio preso sul serio.

Egli mi mise una mano sulla spalla e la bocca all'orecchio e con un accento di passione di cui non l'avrei mai creduto capace, così inaspettatamente caldo e profondo che mi diede una scossa: — Ah! — esclamò — da perderne la testa!

E messo il piede a terra, mentre il tranvai ripartiva, si voltò da un'altra parte per nascondermi la vergogna d'essersi tradito così, da quel buon fanciullone ch'egli era.

*

E finalmente, dopo tre mesi e più, riecco una mattina donna Chisciotta, che esce quasi di corsa dalla Stazione di Porta Susa e sale sul tranvai della barriera di Casale, tirandosi dietro tre marmocchi e un facchino carico di roba, tutta infiammata nel viso, con un cappellino bellicoso messo alla diavola e un panierino alla mano, dal quale spuntano delle ciambelle. Dove aveva preso quei tre piccoli mobili, dalla testa rapata, vestiti tutti a un modo e puliti come specchi, ma visibilmente di razza povera, che le stavano appiccicati e le sorridevano come a una mamma? Che ne avesse fatta “qualcuna delle sue„ lo indovinai alla prima; ma per capire di che specie fosse dovetti aspettare ch'essa attaccasse conversazione con una vecchia signora, che la interrogò per indiretto, accarezzando i bimbi, e guardando lei curiosamente. I due maschietti, disse, s'eran rimessi bene; bastava guardarli in viso; ma la bimba non era migliorata gran che. Le bisognava una cura lunga, e per questo ella si sarebbe intesa con sua madre, a cui la riportava. E si diffuse in particolari sulla malatina, fissando ogni tanto su quel visetto pallido l'occhio inquieto e amoroso, come se volesse colorirlo con lo sguardo. In fine, capii che erano poveri ragazzi mezzo rachitici, di tre famiglie diverse, ch'essa aveva presi in tre soffitte della propria casa, e portati per venti giorni in Val Sesia, nella sua villa, dove da vari anni manteneva ogni estate, a spese proprie, una piccola colonia alpina di bimbi gracili. E poichè la vecchia signora la lodò, dicendole dolcemente che se tutte le signore avessero fatto altrettanto, migliaia di ragazzi poveri avrebbero riacquistato la salute, essa respinse la lode, scrollando il capo, rattristata tutt'a un tratto, sconfortata dal pensiero della propria impotenza, della povertà dei suoi sforzi solitari di fronte all'immensità dei bisogni, alla moltitudine innumerevole dei bambini malaticci che rimangono in città nei mesi caldi a bere l'aria avvelenata di stamberghe sudicie e oscure. E ripeteva, certo senza saperlo, il grido del Tolstoi: — Che cosa fare? Ma! Che cosa fare? — con un accento così caldo e così doloroso, da far comprendere che quel pensiero le soffocava in cuore ogni soddisfazione dell'opera buona compiuta; e anche più del suo accento lo dicevano aperto i suoi grandi occhi neri e sporgenti che, nel fissarsi su quei tre visi, esprimevano una pietà scontenta, un amaro rammarico che fossero così pochi, tre! tre soli, e non trenta, e non trecento, e non trenta mila, come la sua ardente carità avrebbe voluto. — Ma! Che cosa fare? — Fui a un punto dal risponderle: — Quello che fai tu, intanto, o anima bella! — Ma vedete un po': questa risposta così gentile e rispettosa, se glie l'avessi fatta davvero, anche col lei, m'avrebbe valso una presa d'impertinente o di matto; tanto le convenienze fittizie, nel commercio sociale, fanno a pugni con la sincerità e con la poesia! Ma poichè la risposta glie la posso dar con la stampa, imprimatur.