— Allora, — riprese il fattorino — da tre.
L'uomo tirò fuori lentamente un soldo dalla tasca dei calzoni e glie lo mise nella mano; poi, dopo aver molto frugato in un'altra tasca, ne tirò fuori un altro e lo aggiunse al primo; e punto.
— Per la Crocetta son tre — ripetè il fattorino; — ancor uno.
Quello scattò. — Ma che tre! Questa l'è nœuva! E perchè tre?... Mi ne paghi duu.... Mi n'hoo semper pagaa duu....
E insistendo il fattorino, egli si voltò verso un signore che aveva accanto, e gli dimandò col viso sul viso: — E lù, ch'el disa, quanti ghe n'ha pagaa lù?
Il signore rispose che n'aveva pagato due.
— Ah! el ved donca.... e perchè lù duu e mi trii? Oh questa l'è ona bella giustizia!
— Ma il signore, — gli osservò il fattorino, — va soltanto fino a piazza Carlo Felice, e fa due soldi; lei va a capo linea, e fa tre.
— Ma che capo linea! Mi g'hoo minga ditt a capo linea!... Mi disi la Crocetta.... Soo nanca coss'el sia el capo linea.... El regolament el dis: — Duu! — e il resto son mangerìe.
E seguitò un pezzo, smozzicando le parole fra i denti e la cicca, declamando, apostrofando ora l'uno ora l'altro dei passeggieri. Non era chiara? Chiedevano di più per intascarli; era una camorra impiantata per spogliare il popolo; tutti parenti di Casa Mangioni. Il fattorino tentò ancora di persuaderlo, un po' sul serio, un po' ridendo; ma dovè smettere per andar da altri, e passandomi accanto mi disse piano: — Ha visto che tipo? A momenti lo piglio per la cuticagna; non c'è altro. — Poi ritornò da lui e ricominciò la prova.