Ma quello non gli badava, inveiva contro un biciclista che accompagnava da un lato la giardiniera, come un cavaliere di scorta a una carrozza, discorrendo tranquillamente con un passeggiere suo amico, seduto all'estremità d'una panca. Quell'accompagnamento in bicicletta, non so perchè, pareva a Desbottonass un abuso enorme, una intollerabile mancanza di rispetto alla “compagnia„. Gridava al biciclista che se n'andasse per i fatti suoi, che l'era minga permess, ch'egli non aveva mai visto un'impertinenza simile.... Poi, tutt'a un tratto, balzò in piedi, e appoggiandosi alla spalliera davanti come a una tribuna, gridò ai baracconi di Porta Palazzo: — Mi sont de l'opposizion! — e ripiombò sulla panca.
Dopo un po', il fattorino ricominciò a ragionarlo, e pareva già quasi persuaso, quando in piazza Carlo Felice, essendo salito accanto a lui un signore che pagò due soldi per la Crocetta, egli mise un grido di trionfo: — Ah! el ved donca.... quest chi el và a la Crocetta e ne paga duu.... Ma se 'l disevi!... E mi trii, eh, fiœui de cani, e mi trii? E perchè mi trii?
— Ma il signore è salito qui, — rispose il dantista, — e lei ha già fatto due terzi di strada. Animo, tiri fuori il soldo; vuol obbligarmi a chiamar le guardie? — E, ripassandomi accanto, mormorò: — O sovra tutte mal creata plebe! Veda con che razza d'animali abbiamo da fare! — mentre che l'altro continuava a barbugliare: — La reson l'è la reson.... el regolament l'è el regolament.... E ben venga la forza.... Se se paga duu, se paga minga trii. Oh fiœu d'on todesch!...
Come sia andata a finire non so; l'uomo tornava a dichiarar solennemente di appartenere all'opposizion quando io discesi dalla giardiniera, rattristato d'aver ritrovato un gran tratto più giù sulla china dell'abbrutimento quell'operaio che doveva esser stato buono, onesto e intelligente; turbato dal pensiero che tutti gli sforzi coi quali si combatte il vizio orribile non ne impediscano in alcun paese l'incremento mortale; oppresso dal dubbio che ogni lotta col mostro debba riuscire inutile, che l'umanità sia sospinta come da una condanna fatale ad un segno, da cui l'immaginazione rifugge atterrita....
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Son queste le linee ed è questo il mese in cui più sovente si fanno lunghi tratti di corsa senza compagnia o con un compagno unico; nel quale occorre spesso d'osservare l'espressione d'un sentimento curioso, somigliante a quello che si prova in certi giardini o sale splendide di grandi palazzi, quando vi si è soli: l'illusione fugace della padronanza, la compiacenza immaginaria della ricchezza e del fasto. Si vedono di questi passeggieri solitari, contenti e alteri d'esser tirati per mezzo miglio da due cavalli che paiono correre per loro soltanto, con un cocchiere davanti e un fattorino di dietro, che hanno l'aria d'esser lì al loro servizio esclusivo; e si leggono sul loro viso dei soliloqui fantastici di gran signori. Dove si potrebbe comprare per dieci centesimi un altro così dolce diletto della fantasia? E sono anche i tratti di strada in cui fattorini e cocchieri, liberi dal pubblico e felici di quella breve libertà, chiacchierano, solfeggiano, fischiano, salutano allegramente i colleghi che passano sugli altri carrozzoni vuoti, e si lanciano a vicenda frizzi e saluti; nei quali si manifesta quella familiarità fanciullesca che stringe tutti coloro che hanno comuni occupazioni e noie e argomenti di riso, di lamento e di critica, siano essi deputati o soldati o commedianti o collegiali. Sono gli “incerti„ piacevoli, le ore di ricreazione di questi poveri servitori di tutti; durante le quali, se gli riesce d'agguantare qualche ascoltatore, il fattorino Carlin vuota con un gusto matto il sacco di una intera settimana. Lo feci parlare per un pezzo in una di queste corse solitarie, e compresi meglio che mai quale strana, mostruosa confusione tutte quelle varie notizie di politica, di scienza, di viaggi e di avvenimenti pubblici, ch'egli attinge giorno per giorno dalle gazzette o dai discorsi dei passeggieri, possano produrre nel cervello d'un uomo del popolo, in cui alla mancanza della cultura necessaria a comprenderle e a coordinarle s'unisca un certo ingegnaccio naturale e un'immaginazione vivace. In pochi minuti accennò e commentò tutti i fatti principali del mese, collegandoli coi più bizzarri ragionamenti e tirandone le più stravaganti deduzioni che si possano immaginare. Nei terremoti dell'Islanda e di Messina, nelle inondazioni del Ferrarese e nel ciclone di Messina egli vede gl'indizi di qualche cosa di guasto nella macchina del mondo, i segni coordinati d'uno sfacelo universale, che lo impensieriscono seriamente. — Che cosa accadrà? E tutta questa gran scienza non può proprio far nulla per prevenire quello che sta per accadere? — Poi si lancia d'un salto nella politica con la mancanza assoluta, propria dei bambini e degli uomini incolti, di quel pudore intellettuale che impedisce a noi di saltar da un argomento importante ad un altro, per non mostrare d'aver esaurito sul primo tutte le nostre idee e d'essere incapaci d'insistere a lungo in un solo pensiero. Si è varata alla Spezia la corazzata Carlo Alberto e a Sestri l'incrociatore Colon, destinato alla Spagna; dunque c'è un'alleanza della Spagna con l'Italia. Si parla del trattato italo-tunisino: dunque una nuova triplice: l'Italia, la Spagna e la Francia. Contro chi? E poi un altro salto. Quel Nansen che ritorna, tanto festeggiato, a Cristiania, ha scoperto un nuovo mondo, non è vero? Si discorre in questi giorni della scoperta dell'oro nella Nuova Zelanda: ecco la scoperta del Nansen: un mondo pieno di tesori. Ed ecco, forse, perchè i Sovrani russi si dirigono verso la Danimarca e la Norvegia, che son da quelle parti: per accaparrarsi l'oro pei primi: è chiarissima. E tirò via in questo modo, fabbricando ogni specie di castelli informi coi materiali disparati e monchi che s'ammucchiavano nel magazzino semioscuro della sua testa; ed io, visto che le mie spiegazioni non facevan che accrescere il disordine dei suoi concetti, pensavo sospirando, senza più interromperlo, che fin che le migliorate condizioni dei lavoratori non aprano a tutti gli adulti la scuola, ci sarà sempre nel mondo la stessa quantità d'ignoranza, o una ignoranza idropica di idee dimezzate e confuse, nella quale è forse più difficile d'innestare un'idea netta che nei cervelli vergini d'ogni coltura.
Maraviglioso Carlin! Il suo cervello è in uno stato permanente di ebullizione, e ci bolle un po' d'ogni cosa; ma son pur sempre i sogni e i propositi di guerra quelli che gli vengon su più di frequente. Altri seicento armeni macellati a Karput! Ma quando finirà questa storia infama? — Ah giuraddio! — esclama, stringendo il pugno. — Andar là coi nostri “colossi marini„, correre tutte le rive maledette, e bum e bum e bum, far saltare in aria e bruciare ogni cosa fin che non resti un brandello d'un turbante sulla faccia della terra! — E detto questo, dà di mano al suo taccuino e segna i biglietti con un viso risoluto come se facesse il conto dei cannoni occorrenti all'impresa; poi, rimesso il taccuino nella borsa, si pianta sulla piattaforma con le braccia incrociate e con gli occhi fissi all'orizzonte, nell'atteggiamento d'un ammiraglio che spia dal ponte della corazzata le fortezze nemiche.
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E qui mi toccò un periodo (non il primo nel corso dell'anno) somigliante a quei numeri di giornali della stagione morta, nei quali non si trova da cima a fondo un cencio d'articoletto o di notizia, non una riga di cronaca, non una parola che c'importi un'acca, come se la vita del mondo, che il foglio rispecchia, fosse sospesa. Chi non ha esperimentato sui tranvai di questi periodi morti? Per vari giorni non ci trovate un uomo singolare, una donna bella, un bambino attraente; vi son tutti sconosciuti i passeggieri come se la popolazione della vostra città si fosse barattata con quella d'un'altra; tutti frontespizi nuovi, per uno strano caso, gl'impiegati; e nè un accidente, nè un discorso, neppure un inconveniente di servizio, nulla assolutamente che rompa l'uniformità delle vostre corse, come se la gioventù, l'amore e l'allegria avessero abbandonato l'“istituzione„ vecchia decrepita oramai, e sul punto di morire alla sua volta, come gli omnibus di antica memoria. Non vidi altro di notevole che una giardiniera, sulla linea di San Secondo, tutta occupata da povere vecchie dell'Ospizio di Carità, per le quali era il giorno settimanale d'uscita, vestite tutte di grigio e curvate come da un vento che soffiasse dietro, e sopra quella carrozzata di secoli, segnati sui visi da migliaia di rughe, un grande annunzio arcato, in cubitali caratteri bianchi su fondo azzurro, che diceva: — Biblioteca romantica Sperani. — Finalmente, una domenica, trovai sulla linea di Madama Cristina il buon falegname propagandista, con la sua eterna giacchetta di velluto stinto, stretto in un vivo colloquio con un fattorino tarchiato e barbuto, dalla testa enorme, piccolissimo di statura, che gli arrivava appena con la fronte alle spalle.
Al primo sguardo indovinai che lo stava catechizzando, e pensai che fosse una sua consuetudine di valersi di quelle ore morte del servizio per portare il verbo tra gl'impiegati del tranvai. Appena mi vide, in fatti, mi venne accanto, e m'accertò che non m'ero ingannato: egli faceva delle corse apposta per predicar la sua fede a fattorini e a cocchieri, e n'avea già convertiti parecchi. Soltanto quello là, quella specie di nano irsuto, che non rideva mai, era duro e resistente come un masso, per motivo di quattro palmi di mota e di sabbia che possedeva sulla riva del Tanaro, dalle parti d'Alba: una proprietà ridicola, che spariva ogni tanto sotto l'acqua e che non gli rendeva la croce d'un centesimo; ma che aveva piantato nel mezzo, come un albero di bastimento naufragato, un grande faggio, da cui egli sperava di ricavare, abbattendolo, una sessantina di lire. — È un uomo che capisce, — mi disse — non è mica corto di comprendonio.... Seguita il mio ragionamento: da una cooperativa di produzione, di consumo e di mutuo soccorso a un gruppo di cooperative di corporazione, e poi a un gruppo di gruppi, e via via, dai comuni alle province, dalle province a tutto il paese. L'idea gli piace e si capacita. Soltanto, quando si passa dalla proprietà industriale a quella della terra, ecco che gli si drizza davanti l'albero, e lui ci s'attacca, e non c'è più verso di smoverlo. — Quell'albero era per il fattorino l'ultimo e invincibile argomento in contrario all'Idea; il fusto di quel faggio si cacciava in mezzo ai congegni della nuova gigantesca macchina sociale, che pure egli ammirava, e ne arrestava di punto in bianco il movimento enorme, sconquassando ogni cosa. E mentre il falegname diceva questo, fissando per di dietro il fattorino che s'era scostato, io capivo che col pensiero egli non vedeva la persona, ma l'albero maledetto, il supremo impedimento alla sua conquista, il grande nemico, e che escogitava il modo di abbatterlo facendo un lavorìo vivace dell'immaginazione, visibilissimo nei moti impazienti delle dita, con cui si tormentava il barbone rossastro e stropicciava un pacco d'opuscoli che teneva in mano. Gli domandai dove andava: mi rispose, battendo la mano sugli opuscoli, che andava a distribuirli all'estremità di Borgo San Salvario, dove degli amici l'aspettavano. E quell'idea gli risvegliò tutt'a un tratto un ricordo, che gl'illuminò il viso e gli fece dare una risata; il ricordo d'un suo trionfo, d'uno di quei tiri fortunati ch'egli faceva alle autorità, e che erano la sua gloria. Oh, un'avventura impagabile. La polizia aveva fatta un'apparizione nella sua bottega, sospettando ch'egli ci tenesse un deposito d'opuscoli proibiti. Di roba proibita egli non ci aveva nulla e nemmeno di roba permessa, perchè i libri e i giornali non li teneva lì; e strizzò un occhio. Il brigadiere aveva adocchiato e frugato per tutto senza trovare il più piccolo pezzo di carta stampata. Ma proprio sulla parete di fronte all'uscio era attaccato un gran Calendrier de l'an 1896, nel quale era segnato a ogni data, con una parola fiammante di commento, un avvenimento socialistico. Il brigadiere ci aveva dato un'occhiata e, credendolo un calendario innocuo, era passato oltre e se n'era andato via, salutando lui con buona maniera. Ah, che farsa! A quel ricordo lo assaliva una ilarità irresistibile, una gioia come s'egli avesse fatto all'autorità uno di quei tiri magistrali, superbamente buffi e temerari ad un tempo, che rimangono nella storia delle grandi astuzie rivoluzionarie, a perpetuo ludibrio delle tirannidi. E ne rise per un pezzo fregandosi le mani e rinsaccando il capo nelle spalle. Poi si fece serio ad un tratto per parlarmi del congresso femminista internazionale di Berlino, perchè era pur sempre la questione della donna il primo dei suoi pensieri; e a questo proposito mi fece vedere sopra un taccuino logoro certe sue sentenze contro la pornografia, scritte con la matita, in carattere minutissimo. In fine, quando discesi all'angolo del Corso Valentino, porgendomi la sua grossa mano, mi disse all'orecchio, con quel suo vocione di basso: — Ora ritorno all'albero.... Oh, ci lavorerò anche sei mesi, ma lo butterò giù.... Glielo farò sapere. — E dalla piattaforma, quand'ero già sulla strada, mi fece ancora, ridendo e strizzando un occhio, l'atto di chi vibra un colpo d'accetta in un tronco.