— Ah, quello rimetterà presto le cose al posto. Ha anche fatto sequestrare il libro di quel Giuffrida....
— Scritto in prigione.
— Scarabocchiato in prigione.
Credevo che fosse finita. Ma l'uomo era ben provvisto di materiali da guerra. Accennò ancora (e sentii fremere di gioia la sua voce) alla “bella accoglienza„ fatta ai deputati socialisti francesi e agli altri fondatori della vetreria d'Alby dagli operai di Carmaux — a fischiate. — Ora sarò libero, — pensai. No, fu spietato. Biasimò ancora l'amnistia per i condannati politici, che s'annunciava in quei giorni. — Sa che comprende anche i facinorosi che son dentro per i fatti di Sicilia e della Lunigiana.... E ci fanno un bel regalo!
Mi prese una tentazione, e fu un punto che non vi cedessi. Volevo voltarmi a domandargli perchè non annunciava pure, per amareggiarmi l'anima, ch'era stato ammazzato il brigante Tiburzi nelle macchie d'Orbetello. Ma non volli turbare la sua gioia. Ah, la sentivo! Egli doveva sorridere infernalmente come Giacinta Pezzana nella Maria Stuarda quando grida:
Ella si parte
Col pugnale nel cuore. Oh vendicata
Io son! Divina gioia!
Eppure, io non avevo in cuore che un sentimento di stupore: che due uomini, viventi nello stesso tempo e appartenenti alla stessa classe, potessero pensare e sentire così oppostamente intorno alla più alta delle quistioni del tempo loro, ed esser così certi tutti e due di esser nel vero, da provar odio e pietà l'uno per l'altro, come due creature diverse e nemiche di civiltà, di religione e di razza. Guyot non parlò più; pensava certamente ch'io non avessi più fiato nel corpo. Io feci il morto, per mantenerlo nell'illusione. Ma la parola facinorosi, detta da lui, mi ridestò un sospetto: quella parola, me ne ricordavo bene, ricorreva due volte in quella certa lettera anonima che avevo ricevuto dopo l'assassinio del presidente Carnot. Che la lettera fosse proprio sua? Mentre ventilavo quest'idea, egli discese all'imboccatura di via dell'Arcivescovado, e s'allontanò con passo di trionfatore, senza degnare d'un ultimo sguardo quello che restava di me sul tranvai. Da tutta la sua persona traspariva la superba certezza d'avermi finito.
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