Ah, certo, egli non aveva più il capo alla politica, non si vantava più d'appartenere all'opposizione! Ma più triste a vedersi era la sua povera moglie, alla quale si leggeva in viso, sotto un resto di sollecitudine per lui, la stanchezza di soffrire, un'ira sorda contro il destino, e l'odio che le si era addensato in cuore contro quell'uomo, con cui era condannata a trascinare una vita di supplizio, come un prigioniero chiuso nella cella d'un pazzo. A un tratto, l'uomo alzò la testa e mi fissò in viso uno sguardo di stupore profondo, come se gli fossi cascato davanti dal cielo; uno sguardo in cui riconobbi alla prima ch'era impossibile che mi riconoscesse. Poi mi sorrise d'un sorriso stupido e torvo, nel quale appariva un'intenzione di scherno provocante, e mosse le labbra come per dire un'ingiuria, che non potè articolare. Era già a quel punto in cui il veleno accumulato dell'alcool si volge nel briaco in odio contro tutti, in bisogno di offendere e di ferire, anche il primo venuto, senza ragione nè pretesto, non per altro che per placare il demonio che gli morde le viscere. Ed io pensavo con grande pietà che quell'uomo s'era battuto per il suo paese, che aveva ammirato ed amato caldamente uomini politici cari a me pure, che un mio semplice accenno al suo Garibaldi era bastato a farlo vergognare d'un atto brutale; ma che allora, per certo, se anche fosse stato meno ubbriaco, nessuna mia parola, nessun nome caro, nessun richiamo al suo passato di soldato avrebbe più destato in lui alcun sentimento nobile e forse neppur più risvegliato nel suo cervello alcuna memoria. E continuava a guardarmi fisso, con quel sorriso beffardo sulle labbra bavose, dondolando il capo in atto di sfida, tentando e non riuscendo a cacciar fuori l'insulto che gli gorgogliava come il catarro d'un moribondo nella gola bruciata dall'acquavite. All'improvviso, come se fosse stato percosso alle gambe, si piegò e stramazzò sulla piattaforma. Sua moglie gittò un grido e si chinò per rialzarlo, sfogando a un tempo in atroci parole la rabbia fino allora compressa: — Ah schifoso! Ah assassino! Te lo avevo ben detto! È questa una vita da farmi fare? Tu vuoi farmi morire, impazzire, eh? Su, su, svegliati, levati, su, sporca bestia, su! — Il cocchiere fermò; l'uomo fu levato di peso da lei e dal fattorino, calato giù e deposto sulla proda del fosso; e il tranvai ripartì. Vidi ancora per un tratto il corpo inerte, disteso come un cadavere, col capo nudo nella polvere, e accanto a lui la donna, che continuava a gridare col pugno teso, come se espandesse all'aria tutto l'odio del suo sesso contro il veleno infame che gli muta la casa in inferno e gli dà dei figli maledetti, predestinati all'ospedale e all'ergastolo. Poi un gruppo di gente me lo nascose. E presentii che non l'avrei visto mai più.
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Un'ora d'oro, finalmente, e sotto un bel cielo di novembre, terso e lucente come l'acciaio. Salendo all'imboccatura della strada di Francia, trovai ritta sulla piattaforma di dietro, col suo sacco inseparabile, la vecchia di Pozzo di Strada, non trasformata proprio come Giors me l'aveva dipinta, ma con un viso in cui pareva si fossero ingranditi la fronte e gli occhi e diradata la rete delle rughe. Traspariva ancora dal suo sguardo un pensiero fisso; ma questo pensiero era: — È vivo —; c'era ancora sulla sua fronte un'ombra di tristezza: ma d'una tristezza in cui il figliuolo sterminatamente lontano non le appariva più steso a terra insanguinato, ma ritto in piedi, col braccio teso verso di lei, in atto di dirle: — Coraggio! Un giorno forse ci rivedremo. — Essa chiudeva gli occhi a quando a quando, e il suo viso assumeva in quei momenti l'espressione come d'un proponimento risoluto e saldo di campare, d'un animo preparato a vivere per molti anni sospeso dolorosamente al filo d'una sola speranza, con l'ostinazione invitta di chi aspetta il soccorso ancor lontano, afferrandosi a un cespo sopra l'abisso. Era il giorno quindici. Son date che non si dimenticano. C'era accanto a me un signore, con la schiena appoggiata al parapetto e la Stampa fra le mani: un pezzo d'uomo che teneva il posto di due, con una barba fratesca, assorto profondamente nella lettura. Quella mattina io non avevo letto il giornale. Dando un'occhiata al foglio, ch'egli teneva spiegato, lessi in capo a una colonna un titolo in grandi caratteri che mi diede una scossa: — La pace con l'Abissinia. La restituzione dei prigionieri. — Poco mancò che non gli strappassi il giornale di mano. Guardai la vecchia: essa ignorava, senza dubbio. Dissi allora nell'orecchio al signore che quella donna aveva un figliuolo prigioniero del Negus, e non sapeva della pace, e che se m'avesse favorito il giornale le avrei data io la notizia. Quegli si voltò sull'atto a guardar la donna, ma non mi diede il foglio. Era anche lui un artista del sentimento. — Oh diavolo! — esclamò. — Ma glie la do io! — E l'apostrofò, quasi con violenza: — O, la buona donna! La pace è fatta. Non lo sapete? Ecco qua. C'è il dispaccio nel giornale. La notizia è arrivata stanotte; ma la pace è conclusa fin dal ventisei d'ottobre. Vuol dire che il vostro figliuolo è libero da venti giorni. I prigionieri si son messi in marcia per l'Harrar appena firmato il trattato. Qui è fatto il calcolo. Saranno all'Harrar fra un mesetto. Una ventina di giorni per arrivare a Zeila.... S'imbarcheranno a Zeila ai primi dell'anno. Dunque!... Prima della fin di gennaio lo avrete qui. Volete vedere il giornale?
O che non avesse capito nulla o che lo sbalordimento sospendesse in lei ogni altro senso, la vecchia non diede lì per lì alcun segno di commozione; prese il giornale, fissò sul punto indicato uno sguardo morto d'analfabeta, e poi guardò in viso il signore, corrugando la fronte, come per preparare l'intelligenza alla spiegazione che i suoi occhi chiedevano.
— Oh santa pazienza! — esclamò il signore ridendo. — Eppure ho parlato chiaro! C'è qui la notizia, per dispaccio. È fatta la pace in Africa. Menelik, il re di quelle parti, restituisce i prigionieri. Il vostro figliuolo è libero. Non avete un figliuolo prigioniero laggiù? Ebbene, fra un paio di mesi sarà a Torino.
Allora, finalmente, il suo viso si mutò, ma a grado a grado; poi, con un moto brusco, voltandoci le spalle, essa appoggiò la fronte alla colonnina e si mise a singhiozzare, come nascondendosi, a modo dei bambini che piangono in un angolo.
Il signore si mise a ridere; ma con la bocca contratta. Poi si chinò a raccogliere il giornale che la donna aveva lasciato cadere, lo piegò accuratamente e glie lo pose sul sacco. Poco dopo, essa staccò il viso dalla colonnina e sorrise intorno a tutti noi, come se vedesse il mondo cangiato; pareva ringiovanita; prese il giornale, ringraziò e domandò al signore se sul foglio c'era tutto stampato quello che egli aveva detto. Quegli rispose di sì. Essa s'infilò il giornale nel petto, con riguardo. Il tranvai passava in quel momento davanti alla chiesa di San Dalmazio: si fece il segno della croce.
— Dunque, — le dissi, — rivedrete Giacolin?
Sorrise, e non parve punto stupita ch'io sapessi quel nome, che per lei riempiva il mondo; ma come se in quel punto le si affollassero alla mente ad un tratto tutti i dolori, tutti i terrori, tutte le veglie angosciose d'un anno, s'oscurò in viso, e scrollando il capo e alzando gli occhi al cielo esclamò con un accento di tristezza inesprimibile, mista d'un fremito di sdegno: — Ah, ma i l'ai tribulà tant! — Poi si rischiarò da capo, e quando discese, col suo sacco stretto contro il fianco, nell'atto che passava davanti al signore del giornale, sorridendogli con gli occhi umidi, gli fece scorrere la mano sul braccio in atto di carezza materna.
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