Tutti si assisero. Il rumore delle seggiole smosse e quell'oh! lungo e beato che mandan fuori gli epuloni impancandosi a mensa, non lasciaron sentire un lieve strepito che fece l'ordinanza per trattenere Carmela, la quale esclamando:—È un giorno che non lo vedo!—aveva aperto la porta e tentato di slanciarsi verso l'ufficiale. L'ordinanza la trattenne, pose una sedia vicino alla porta e ve la fece sedere; poi apri le imposte tanto da lasciarci in mezzo il vano d'un palmo, ed essa pose la faccia in quel vano e stette guardando. Nessuno dei commensali si volse da quella parte, nessuno guardò nè in quel momento nè poi, e Carmela non fece altra mossa.
Cominciò e crebbe a poco a poco un frastuono confuso di forchette, di coltelli, di bicchieri e di piatti percossi e di risa e di voci discordi che cercavano a vicenda di soverchiarsi. Tutti, tranne il dottore e l'ufficiale, mangiavano col miglior appetito del mondo, e trincavano allegramente. Cominciarono dal profondere altissime lodi alla disciplina, alla virtù, al valore e alla cortesia dei soldati, dei caporali e dei sergenti del distaccamento; poi magnificarono la squisitezza del vino e dei piatti; poi parlarono del tempo, che era bellissimo, una notte incantevole, e del viaggio che doveva riuscir delizioso; poi ragionarono di politica, poi di nuovo dei soldati, poi un'altra volta del viaggio, e via via, vociando sempre più alto, ridendo sempre più forte, votando i bicchieri sempre più in fretta, finchè tutte le faccio si fecer rubiconde e tutti gli occhi scintillarono e i moti delle labbra cominciarono a diventar difficili e le parole a succedersi senza aver molto a che fare l'una coll'altra. Senza quasi accorrersene, ciascuno avea preso la sua parte sul serio e la rappresentava a meraviglia. Ma quanto più gli altri scordavan lo scopo per cui eran venuti là e si infervoravano nell'allegria, tanto più l'ufficiale si sentiva crescere il batticuore e mostrava apertamente nel viso la tempesta dell'anima. Nessuno però se ne accorgeva, fuor che il dottore, il quale tratto tratto gli andava ripetendo a bassa voce che si facesse coraggio, e teneva d'occhio Carmela. Questa stava sempre immobile e intenta col viso stretto fra le imposte. L'ordinanza, colto il momento opportuno, se n'era andata.
A un certo punto entrarono nella stanza tre soldati, si recarono in spalla ciascuno un de' tre bauli ch'erano in un canto, e se ne uscirono Carmela seguì coll'occhio tutti i loro movimenti fin che furono scomparsi, e ritornò a guardare alla tavola.
Il dottore mormorò una parola nell'orecchio al sindaco.
—Un brindisi!—questi esclamò subito, levandosi stentatamente in piedi col bicchiere in mano.—Un brindisi alla salute di questo valoroso signor luogotenente che comanda il bravo distaccamento del paese che parte e che resta per sempre e perpetuamente in questo nostro stesso paese una bella memoria imperitura immortale del bravo distaccamento che comanda questo valoroso....
Pensò un momento e poi risoluto:
—Viva il signor luogotenente che va via!
E tutti gli altri cozzando rumorosamente i bicchieri e spandendo il vino sulla tavola:—Viva!—
Il sindaco ricadde pesantemente sulla sua seggiola; c'era da sospettare che fosse brillo davvero.
Altri fece qualche altro brindisi dello stesso tenore, e poi si ricominciò daccapo a discorrere tutti in una volta di soldati, di politica, di vino e di viaggio.