—Si torna!—diss'ella sollevando lentamente la testa e lasciandola tosto ricadere.—Chi lo sa!—soggiunse poi con voce di pianto soffocata fra le mani.
Seguì un minuto di silenzio, dopo di che il soldato ripigliò:—Dunque.... a rivederci, Gigia.—Le posò le mani sulle tempie, le sollevò la testa, la baciò sulla fronte, si chinò, prese lo zaino, se lo mise sulla schiena passando un braccio al di sopra del capo, affibbiò le cigne, si chinò un'altra volta per prendere l'involto e, porgendo la mano alla fanciulla, fece atto di partire. Essa che in quel frattempo s'era coperto il viso colla cocca del grembiale e stava immobile in quell'atto come stordita dal dolore, si scosse improvvisamente e afferrando con tutt'e due le mani quella del soldato:—Scriverai!—gli disse con voce ferma e risoluta, volendo così indugiare di qualche momento la sua partenza.—Scriverai tutti i giorni!
—Proprio tutti i giorni, no, mia cara,—rispose con accento soave il soldato.
—E perchè no?—essa domandò sollecitamente in suono di rimprovero.
—E quando si marcia tutto il giorno?
—Già!....—rispose la fanciulla a mezza voce chinando la testa. Ma almeno,—ripigliò poi rianimandosi all'improvviso,—almeno tutti i giorni che farete una battaglia mi scriverai che stai bene?....
Egli che, altre volte, avrebbe sorriso della cara ingenuità di quella domanda, in quel momento se ne sentì venire al cuore una compassione, una tenerezza, uno struggimento così forte e repentino, che ne fu come sopraffatto, e capì ch'era necessario d'andarsene, senz'altre parole, senz'altri indugi, al momento. L'abbracciò, la baciò, e via di corsa.—Oh! senti,—gridò con voce disperatamente supplichevole la poveretta correndogli dietro per alcuni passi colle braccia tese:—ancora una parola!—Egli non si volse; essa si fermò, si coperse la faccia colle mani, stette un momento immobile in mezzo alla via, poi tornò indietro e si lasciò cader ginocchioni davanti al tabernacolo lagrimando dirotto e singhiozzando lamentosamente come i bambini.
Il soldato seguitava a camminar frettoloso senza rivolgersi indietro. Giunto ad un punto dove la via si partiva in due, si arrestò; dopo un istante di trepida esitazione si volse, guardò al tabernacolo, la vide; essa in quel punto sollevò la testa, guardò verso di lui, le parve di scorgerlo, si alzò in piedi: egli disparve. Aveva imboccato quel ramo della strada che, scendendo rapidamente nella valle, menava alla città.
Raggiunse il suo reggimento sul cominciare di maggio, e d'allora in poi scrisse quasi ogni giorno una lettera a casa, e ne ricevette una quasi ogni giorno, o di sua madre, o di suo padre, o della sua sposa promessa; tutte scritte però dalla mano di quest'ultima, chè nessuno della sua famiglia era in caso di scrivere da farsi capire; solamente il babbo sapeva un po' d'abbaco pel suo consumo.
Fu alla battaglia del ventiquattro giugno. Dopo quel giorno trascorsero due settimane senza che i suoi ricevessero nemmeno un rigo da lui. Figuratevi le ansietà, i batticuori, il non sapersi dar pace di quella povera gente. Ma un bel giorno, come Dio volle, una lettera venne. Fu una festa. L'apersero colle mani tremanti.... Ah! non era scritta di suo pugno: impallidirono. Ma lettala, si rifecero un po' dal primo spavento, poichè egli scriveva d'una lieve ferita toccata in una mano il giorno della battaglia, una ferita lievissima, di cui tra pochi giorni sarebbe sparita ogni traccia; e che si sarebbe già levato da letto se non era la febbre venutagli addosso a cagione di quel po' di sangue perduto; stessero di buon animo che la era cosa da non darsene pensiero; solamente lo scusassero del non iscriver egli le lettere di suo pugno, la mano ferita essendo la destra, e dolendogliene le dita tuttavia; poco però, pochissimo, quasi niente. La famiglia a poco a poco si tranquillò. Dopo una settimana da quel giorno ricevettero una prima lettera coi suoi caratteri, seppero ch'egli era ritornato al suo reggimento, e di quella piccola sventura non fecero più parola se non per dire che a quel poveretto gliene potrebbe ancora incogliere di assai peggiori, e che si doveva ringraziare il cielo che la fosse andata a quel modo.