Povera gente! Se la fosse andata a quel modo, avrebbero proprio dovuto ringraziarne il cielo; ma non sapevano la verità. Il povero soldato era stato colpito da una palla di fucile nella gamba, presso il ginocchio, a un cento di passi dal nemico; la palla gli aveva spezzato le due ossa, la tibia e la fibola; trasportato all'ospedale, gli era stata recisa la coscia a quattro dita dal ginocchio.
Dopo una quarantina di giorni, gli diedero una gamba di legno, un par di stampelle, un foglio di via, e, apertegli le porte dello spedale:—Va, gli dissero, torna a casa, povero giovane, che la tua parte l'hai fatta.
Prima di partire alla volta di casa sua, scrisse alla madre per avvertirla della partenza, e del giorno e dell'ora in cui sarebbe arrivato a casa; scritte le quali cose, si risolvè, si sforzò, ma non gli bastò l'animo a svelarle la sua sventura; dieci e dieci volte gettò sulla carta la prima parola e vi die' di frego subitamente, quasi atterrito ch'essa gli fosse caduta dalla penna. Ma non era per anco partita la lettera, che gli si affacciarono per la prima volta alla mente tutte le conseguenze possibili, certe anzi, inevitabili e tremendamente dolorose di quel suo inganno troppo pietoso; si dolse amaramente d'aver sempre taciuto quella sua sventura; si meravigliò di non aver pensato mai per l'addietro a quanto dal suo tacere sarebbe seguìto di più tristo e di più desolante nella sua famiglia che non dal dire coraggiosamente tutta la verità; e internandosi, come non l'aveva mai fatto, nell'immaginazione di ciò che sarebbe accaduto in casa sua al suo primo apparire in quello stato, e presentendo il cuore e raffigurandosi la disperazione dei genitori a quella vista così inaspettata e terribile, e pensando alla fidanzata e agli amici, si cacciò le mani nei capelli in atto di desolazione disperata, e pianse.
Ma era tardi.
Giunse nella città vicina a casa sua la sera prima del giorno in cui, giusta la lettera, sarebbe arrivato tra i suoi. Dormì in un'osteria. L'indomani per tempo, aiutato dall'oste, salì sul baroccio di un mugnaio che aveva da passare per quella tal via della collina; posò le gruccie da un lato, si adagiò sopra due sacca di farina, il mugnaio die' una voce al cavallo, il carro partì.
Correndo la via per parecchie miglia in fondo alla valle, il carro non cominciò a salire su per la collina che alcune ore dopo ch'era partito. In quell'ore, il nostro poveretto che non aveva potuto chiuder occhio la notte, oppresso com'era stato da una rapida e torbida seguenza di pensieri, d'immaginazioni e di presentimenti dolorosi, in quell'ore era caduto in una specie d'assopimento, conciliato dalla monotonia della strada e dalla lentezza dell'andare, e non interrotto che a quando a quando dai sobbalzi del carro sulle ineguaglianze del terreno. Ma quando, sentendosi tutt'ad un tratto ferir gli occhi da una luce più viva e alitare nel volto un'aria più acuta, s'accorse che il carro era uscito di mezzo agli alberi e cominciava a salire, allora si destò di soprassalto, intravide quella collina, quella via, quelle case, richiuse gli occhi all'istante, torse la testa all'indietro come preso da un subito spavento e si gettò bocconi sulle sacca colla faccia tra le mani. Il cuore gli faceva un gran battere; il sangue gli si rimescolava violentissimamente; il cervello gli si era ad un tratto stordito come per un gran colpo sul capo. E restò lungamente in quella positura.
Se ne tolse poi a poco a poco, alzando prima la testa, appuntellando le mani sulle sacca per rizzarsi a sedere, rizzandosi poi, sempre colle spalle volte alla collina, e storcendo finalmente il capo verso quella parte, senza sollevare lo sguardo. Di lì a un poco cominciò a guardare il cavallo, poi a spinger gli occhi un po' più oltre, sulla via, a destra, a sinistra, innanzi: ah! eccole quelle benedette case. E il cuore gli die' un balzo improvviso come s'ei fosse capitato là per accidente e quelle case gli fossero apparse davanti all'impensata. Esse erano ancora molto lontane, non apparivano ancora distintamente, rendevano appena l'immagine d'una macchia biancastra mezzo nascosta fra gli alberi; eppure gli pareva che fossero vicine, molto vicine; gli pareva che indi a pochi minuti ei vi sarebbe arrivato, e i genitori e i congiunti e gli amici sarebbero accorsi attorno al carro, ed egli avrebbe dovuto discendere, e come! come discendere, Dio mio! E se le immaginava, e gli sembrava di vederle tutte quelle care persone che a quell'ora dovevano certamente essere radunate in crocchio sulla via, dinanzi alla porta di casa, o sparse per l'aia, ad aspettarlo! Gli sembrava di sentirsene venir all'orecchio fioche fioche le voci festose, e fra quelle voci di distinguerne una più caramente soave, e il cuore gli si stringeva, e avrebbe voluto che quelle case fossero ancora lontane, tanto lontane da non iscorgerle ancora; e invece erano lì, proprio lì, e pareva s'avvicinassero a lui molto più rapidamente ch'ei non si avvicinasse ad esse, e chinava la testa e chiudeva gli occhi per non vedere. Ma gli era un tormento peggiore perchè schiudendo, per un istante, le ciglia e risollevando lo sguardo, gli parea d'aver fatto, in quel frattempo, un grande cammino, un cammino a cento doppi maggiore di quel che aveva fatto in realtà. Allora pensò di volger le spalle al cavallo, e, girando adagio adagio la gamba monca, si volse. Ma non gli venne fatto di star lungo tempo così, chè ad ogni minuto si sentiva irresistibilmente sforzato a torcer la testa all'indietro, con grave incomodo di tutta la persona. Riprese la posizione di prima. E, gettando gli occhi a destra e a sinistra della via, scorse, poco lontano, una gran quercia col tronco spaccato nel mezzo, e i rami folti e frondosi, sotto la quale v'era un'assicella sorretta da due pietre a uso di sedile; fissò lo sguardo su quel sedile, si toccò con una mano la fronte come per accennare a se stesso il sorgere improvviso d'un ricordo; gli occhi gli sfavillarono, le gote gli si colorarono di fiamma, giunse violentemente le mani incrocicchiando le dita, e, sempre tenendo lo sguardo immobile là, andava abbassando e sollevando continuamente la testa, come per dire di sì a tutte le ricordanze che gli si andavano risvegliando, l'una chiamata dall'altra: di sì, di sì, che gli era proprio quello il sito dov'egli era venuto una sera, con lei, malgrado l'ammonimento della madre: Non v'allontanate di troppo! Ed ella non ci voleva venire, chè gli era un dilungarsi sconvenientemente da casa, e poi a quell'ora, a sera avanzata, sola con lui! Ma, Dio buono, ei l'aveva tanto pregata, e il cielo era così limpido, e l'aria così tepida, e tutta la campagna così odorosa, che le era stato forza cedere e venire, ed era venuta. E s'eran seduti là, su quell'assicella, e s'erano scambiate poche parole; ma rapide, accese, tremanti; ed egli aveva cercato la mano di lei, che, impaurita dal pensiero del trovarsi sola con quegli che amava, aveva stretto il pugno e lo ritraeva con gentile violenza, ed egli aveva dovuto vincerne le dita uno per uno, e mentre riusciva a stendere il secondo, si ripiegava il primo, finchè la manina indolenzita si schiuse, e fu sua... Rapito nella ricordanza di quella sera beata, il povero mutilato, per un'allucinazione in cui ci fa cadere frequentemente la fantasia alla vista d'un luogo a cui siamo legati per un caro ricordo, il povero mutilato rivisse in quella sera, dimenticò il tempo che era trascorso fra quella sera e quel giorno, dimenticò tutto ciò che era accaduto in quel tempo, la guerra, la ferita, la gamba recisa; il pensiero che di lì a poco avrebbe riveduto quella fanciulla gli si affacciò alla mente solo, staccato da quei tanti altri pensieri dolorosi che solea trarsi dietro; il sentimento d'una felicità sovrumana gl'invase l'anima, gliela inebriò, gliela oppresse; mosso da un impulso irresistibile del cuore, fece uno sforzo per rizzarsi in piedi senza l'aiuto delle braccia, e lo fe' sì violento, che i nervi estremi della gamba monca, premuti forte contro il legno, ne furono offesi e gli trasmisero alle reni un senso di dolore tremendo, che gli strappò un grido dal labbro e, rigettandolo duramente dalla cara illusione nel sentimento della triste realtà, lo fece cadere bocconi sulle sacca del carro, colle mani nei capelli, mormorando in accento singhiozzoso e desolato:—Oh! in questo stato non mi vorrà più! non mi vorrà più!—
Il mugnaio, che andava a piedi dinanzi al carro, si volse e gli chiese:—Vi sentite male?—Il soldato rispose seccamente di no; egli non aggiunse parola. Il poveretto stette immobile a quel modo per un lungo tratto della via, e fu meglio per lui, poichè se avesse girato lo sguardo sulla campagna, ad ogni passo gli si sarebbe svegliata una rimembranza nuova, e con essa un nuovo dolore.
Intanto, a casa sua, egli era atteso dai parenti, dai congiunti, dagli amici, i quali, avvertiti il giorno innanzi di quel caro ed insperato arrivo, erano convenuti gaiamente alla sua casa paterna per fargli un po' di festa e un po' di onore.