Un caporale prese una bacchetta di fucile e infilò tutte le fette di pane che gli vennero date. I soldati ridevano.

—E adesso chi porta i denari e il pane alle bambine?—domandò il sergente.

—Il più bello—rispose una voce. Tutti risero e approvarono.

—Eh sì, il più bello, vattel a pesca! Chi sarà questa bellezza?

—Io!—esclamò un soldato napoletano che aveva nome di essere il più brutto della compagnia, e fra le risa dei compagni si fece innanzi, si mise in tasca i denari, pigliò la bacchetta col pane e s'avviò col sergente per uscire. Tutti gli altri batteron le mani.—Oh insomma!—gridò il napoletano volgendosi in tronco verso i suoi compagni;—la volete finire? Vergogna, ridere alle spalle di chi fa le opere di carità!—Ed uscì mentre nel camerone scoppiava un'altissima risata. Il sergente m'incontrò su per le scale e, credendo che io andassi su pur allora,—ah! signor tenente,—mi disse piano colla voce commossa,—se lei avesse visto!

Questo racconto, con poche parole di più o di meno, udii da un ufficiale del 54º. E quel che fecero i soldati in quel paese l'han fatto gli altri del 54º nella città di Caltanissetta, per cui questo reggimento è stato una vera provvidenza; l'ha fatto il 18º di fanteria a Terrasini in favore delle due famiglie che assistettero il povero sottotenente Viale e il sergente Imberti; l'han fatto a Messina il 6º battaglione di bersaglieri e il 10º reggimento di fanteria; l'ha fatto il 58º a Petralia Sottana; il 38º battaglione bersaglieri a Monreale; il 67º di fanteria e il 15º battaglione di bersaglieri a Longobucco; il 68º di fanteria a Reggio di Calabria; i lancieri di Foggia a Misilmeri; il 25º battaglione di bersaglieri a Rocca d'Anfo; il 7º di fanteria a Mantova e il presidio del forte di Bard, e i cacciatori franchi d'Aosta, e chi sa quanti altri corpi avran fatto altrettanto, senza che ce ne sia pervenuta notizia, solo perchè nessuno dei benefattori n'avrà voluto scrivere o parlare con chicchessia, da cui il fatto potesse venir riferito ai giornali. Eppure anche allora c'era chi domandava severamente al governo a che si mantenesse in arme un così «colossale» esercito, e se si credeva di «incivilire il paese colle baionette», e se di tante «oziose» caserme non sarebbe stato meglio fare altrettanti ospedali, e se il danaro che si spendeva nell'alte paghe non si sarebbe potuto impiegare a sollievo della miseria, e via così. E queste cose si dicevano mentre il soldato divideva il suo pane col povero, combatteva, soffriva e moriva per la salute del paese.

Qualche volta i municipi a cui i soldati avean reso più grandi servigi, offrivano loro in compenso quei pochi danari di che potean disporre, e questi municipi non furon pochi. Ma quei denari eran sempre rifiutati, e si possono citare dei fatti e dei nomi. Il municipio di Licata, verso la metà di agosto, offriva cento lire alla 9a compagnia del 57º reggimento. La sera del 14, il capitano Pompeo Praga si recava in caserma all'ora della ritirata per annunziare ai suoi soldati l'offerta del municipio. Erano tutti schierati nel dormitorio, e il furiere faceva l'appello. Il capitano l'interruppe e diede la notizia che avea da dare, e soggiunse:

—Furiere, domani mattina prima del rancio sia ripartita la somma fra tutti.

—Sissignore.