—Dio mio! Che è seguìto?
—Una disgrazia! Io la sento! Io morirò! Presto, un telegramma al colonnello, che dimandi, che cerchi, che sappia dire qualcosa, che mi tolga questa disperazione dall'anima, che....
Una sonata di campanello.—Silenzio.—Ecco la donna di servizio.
—Signora, una lettera.
Mia madre si slancia sulla donna, le strappa la lettera, la guarda, manda un grido, la riguarda, se la preme sul cuore con un gesto convulso, ansa, sorride, leva gli occhi al cielo ed esclama:—Grazie! Grazie!—e bacia e ribacia il foglio, e si stringe sul seno la testa della figlia, e mormora con voce fioca:—Alberto!—e si abbandona sulla seggiola. I due amici le sorreggono la testa e tentano di levarle la lettera di fra le mani;—indarno;—sono tanaglie.
Ecco alcuni squarci della lettera.
Cerlungo, 25 giugno.
—....T'ho detto tutto quello che ho visto, che è poco; non so però darmi ragione di certe lacune rimaste nella mia memoria; le quali, se non ricordassi molte altre cose, mi farebbero dubitare di aver perduto la ritentiva, tanto son strane e incredibili. Ho dimenticato affatto dove e quando si sia fermato il mio battaglione per la prima volta, e mi ricordo lucidissimamente d'un soldato d'un altro reggimento ch'io fermai mentre correva, e gli chiesi:—Donde vieni?—ed egli mi accennò una piccola casa sulla china del monte, esclamando:—N'avimmo fatta na 'nzalata,—per dire che in quella casa s'era fatto strage d'Austriaci, ed era vero. Me ne ricordo un altro ch'ebbe una palla nelle dita nell'atto che si chinava per toccare un morto; mise un grido, e si guardò intorno stupefatto ritraendo la mano dietro le reni, e mormorando lamentevolmente:—A'm fa mal!—Ricordo l'arringa fatta dal mio maggiore al battaglione, pochi minuti prima che ci movessimo, la quale fu d'una semplicità e d'un laconismo veramente singolare.—Soldati!—disse freddamente senza neanco voltare il cavallo verso di noi:—temo che oggi non avremo da far nulla; ma caso mai.... voglio credere che.... siamo italiani, diavolo!—E qui finì; precise parole. Poco prima, porgendo la sua fiaschetta piena di rhum a un piccolo crocchio di ufficiali che non gli parevano allegri, aveva detto sorridendo:—Prendano; si rinfranchino gli spiriti infermi.—
Mi sono profondamente convinto che il vero coraggio deriva dal cuore e dalla coltura dello spirito; e il vero coraggio consiste meno nel non aver paura che nel mostrarsi e nell'operare, avendola, come se in realtà non s'avesse; il che è effetto di ragionamento, o piuttosto d'un'infinità di ragioni, di ricordi, d'immagini, di esempi, che in quei momenti ti passano con fulminea rapidità per la mente e ti dicono:—Fermo.—E passano anche delle intiere strofe di poesie patriottiche; e mi passò e ripassò la tua immagine col braccio tremante, ma teso, e l'indice appuntato verso il nemico, e gli occhi lacrimosi fissi nei miei, e le labbra contratte dai singulti; ma che dicean con voce franca e vibrata:—Fa il tuo dovere.—O madre, quant'ero vicino a te in quei momenti!
....Non lo credere; i morti non fanno quell'orrenda impressione che si suol dire, almeno fin che il pericolo dura. Il mio battaglione era in ordine di colonna, e andava avanti, e i pelottoni si soffermavano man mano sull'orlo d'un fosso a guardare il cadavere d'un soldato a cui la mitraglia avea deformata la testa; io vi feci stendere una tenda sopra, e nessuno guardò più. È penoso il vedere quei soldati feriti, che a furia di avvoltolarsi per terra e di toccarsi qua e là, si riducono la camicia e i calzoni di tela a non vederci più un palmo di bianco, tutto sangue; e il più delle volte non hanno che una ferita leggera. Da principio si è così profondamente assorti nello spettacolo del campo, che non si bada, e non si pensa nemmeno che ci abbiano ad essere dei feriti. Ed è quasi una sorpresa il vederli poi venir giù a gruppi, colle teste fasciate, colle braccia al collo, sorretti sotto le ascelle, portati a quattro mani, bianchi come morti, chi premendosi una mano sur un fianco, chi sul petto, chi traendo alte grida, chi gemendo fioco; e i medici correre affannati di qua e di là, senza sapere dove cominciare, o da chi; e poi esaminare, lavare, tagliare, fasciare, alla lesta, dopo l'uno l'altro, dopo l'uno l'altro, e poi via tutti all'ambulanza, e poi altri gruppi, altre grida, altri lamenti; Dio, che scene! Ho visto un gruppo di soldati intorno a un medico che curava un ferito e ho sentito gridare: ahi! ahi! Mi sono avvicinato, il ferito era già in piedi.—Va all'ambulanza, va—il dottore gli disse. Quegli s'avviò a passo lento e tremante.—È già guarito? domandai.—Guarito? Vivrà ancora qualche ora,—mi rispose il dottore. Ne fui meravigliato.—Scherzi delle palle,—egli soggiunse.