Stettero qualche ora tutti insieme sotto il pergolato; quelle ore in cui, riavuta l'anima dalla foga della gioia, gli sposi pensano, e la moltitudine delle loro prime immagini si va diradando man mano, sin che ne resta una sola, che senza fissarsi mai nella mente, le gira intorno, l'assale, sparisce, ritorna di soppiatto, dietro altre immagini, e desta nel cuore improvvisi palpiti e trepidazioni misteriose. In mezzo all'allegrezza della brigata, quelle due sole fronti paiono di tratto in tratto pensierose, e quegli occhi si cercano e si fissano con una specie di curiosità infantile, e l'uno osserva attentamente dell'altro ogni gesto, ogni moto, e le anime si interrogano e s'intendono senza parlare, o le parole hanno per loro diverso senso da quel che suonano, e i sorrisi dicon tutt'altre cose. Son quelle ore deliziose, tante volte sognate, tante volte pensate, che ci facevano domandare a noi stessi:—Che cosa le dirò in quei momenti? Come mi guarderà?—Le ore in cui, a misura che il tempo trascorre, noi ci sentiamo come allontanare dal mondo, e vediamo tutto ciò che ne circonda oscurarsi, e intorno a noi farsi una gran luce. Quei momenti, in cui se qualcuno degli astanti dice:—Domani,—il nostro cuore si scuote, e l'anima ripete in se stessa:—Domani;—e pare che tutto, domani, debba esser mutato nel mondo, e ci trema più vivamente nel pensiero quell'immagine arcana.
Poco prima dell'ora fissata pel convegno degli amici, il colonnello chiamò a sè gli sposi e il fratellino di Luisa, li condusse in una stanza a terreno, e s'intrattenne un pezzo con loro, forse a parlare d'interessi, e per fissare le nuove attribuzioni di Cesare, di cui già da molto tempo aveva in animo di mutare lo stato.
—Forse tutti questi discorsi,—egli concluse,—non importava neanco di farli; non vivrete voi vicino a me, sotto i miei occhi? E dunque basta. Fate conto di me in ogni bisogno come lo fareste di un vecchio amico; io voglio che abbiate confidenza in me, perchè vi voglio bene, e la merito. Capirete: io non ho parenti, non ho amici, son qui diviso dal mondo, solo, non ho altri che voi a cui voler bene, e vivrò per voi; che volete che io viva ancora per me a quest'età? Ebbene, che io vi sappia felici, tranquilli; che io abbia il vostro buon giorno la mattina e la vostra buona notte la sera, e vegga Cesare lavorare di buona voglia, e tu Luisa far la tua vita di casa col cuore sereno e contento; che volete che io desideri di più? Purchè mi lasciate fare quattro chiacchiere di tanto in tanto....
—Signor padrone!—esclamarono i due sposi ad una voce, guardandolo con un aria di tenerezza quasi compassionevole.
—Dico davvero; e tu Luisa sarai contenta, te lo assicuro, perchè conosco Cesare prima di te, fin da bambino; e sarai compensata di tutto quel che hai sofferto, povera creatura. Oh è più che giusto! Qui dimenticherai i tuoi giorni tristi; faremo tutti quanto sta in noi per farteli dimenticare. Eri rimasta sola al mondo; ora eccoli in buona compagnia; hai uno sposo, una mamma, e.... se lo vuoi, anche un papà, ti contenti?
Luisa non potè raccoglier la voce.
—E anche noi saremo amici, non è vero, bambino?—Ciò dicendo prese per mano il fratello e se lo trasse accanto.—Sicuro; e faremo insieme le nostre passeggiate per la campagna, e leggeremo, e scriveremo, e faremo tante altre cose, e vivremo allegri, vedrai; e quando le mie gambe comincieranno a non voler più fare il loro dovere, domanderò un po' d'aiuto al tuo braccio, che già a fare ogni giorno un giretto per questi bei colli io non ci rinunzio. Starai meglio qui che a lavorare in città, senza famiglia e senza protezione, te lo prometto. Povero ragazzo, eri abbandonato! Oh! ma c'è una Provvidenza per tutti.... Che cos'hai? Che vuol dire?... Ah! capisco, sì; vieni qua, povero ragazzo, abbraccia pure il tuo vecchio babbo che ti vuole un gran bene; oh! povero bambino! Chetati, via.
Il ragazzo singhiozzava che pareva gli si volesse schiantare il petto.
—E tu Luisa che cos'hai? Perchè mi guardi in quel modo?
—Signor colonnello,—rispose Luisa colla voce tremante, facendo uno sforzo;—che vuole che io le dica? Io non trovo parole, io non so.... Mi par di sognare.... mi par che tutto questo non possa esser vero.... Ero una povera ragazza senza padre, senza madre, abbandonata da tutti; lavoravo per vivere e non avevo nemmeno tanta roba da coprirmi, e pativo il freddo, e qualche volta persino;... e vivevo così senza speranze, e passavo dei giorni e delle notti che mi prendeva quasi la disperazione.... E poi ecco che tutto cambia; incontro lui, Cesare, che mi vuol bene, mi protegge, va alla guerra, n'esce salvo, si ricorda di me, ritorna, mi dice che mi vuole sposare, fa venire i suoi parenti, mi conduce qui, e tutti mi fanno festa, e trovo un signore come lei che si piglia cura di mio fratello e parla in cotesto modo e mi fa vedere un avvenire così bello.... e poi tutto quel che vedo e che mi sento dire da tre giorni in qua.... Che cosa vuol che pensi io? Io non so.... Io non posso quasi credere.... È troppa felicità tutta in una volta.... Io non ho fatto niente per meritar tutto questo.... Io ero una povera ragazza.... Che cosa.... vuole.... che io le dica!