E il coro:

Vorrei chinar la testa
Di mia madre sul cor.

E due voci dell'altro gruppo:

Non mi romper la testa,
Fammi questo favor.

Gli altri non risero più. Fu ripetuta altre due volte l'ultima strofa. I baccanti non fecero più parola e si voltarono tutti verso Venezia. Cantammo una quarta volta l'ultima strofa; ma Carluccio non la cantò più; ne aveva compreso il significato, povero ragazzo, e gli si era stretto il cuore; l'ora, il luogo e quella stessa musica lenta e mesta della canzone gli avean destato nell'anima una subita e viva tenerezza.

—Cos'hai Carluccio che tieni la faccia nascosta nelle mani?—io gli sussurrai nell'orecchio.

—Nulla.

—Senti.... E se noi ti dessimo un'altra mamma che ti volesse bene davvero?

Mi guardò cogli occhi spalancati. Io gli parlai lungamente a bassa voce; egli stette ad ascoltarmi senza batter palpebra.—Ebbene?—gli domandai quand'ebbi finito. Non mi rispose; andava strappando i fili d'erba che aveva intorno.—Ebbene?—

Si alzò di scatto, salì di corsa sull'argine e s'andò a nascondere al di là; dopo un momento si sentì uno scoppio di pianto così disperato che mi fece tremare il cuore.