Era di domenica verso le cinque di sera e faceva un tempo bellissimo. La caserma era presso che vuota. Quasi tutti i soldati erano andati a spasso per la città; i pochi rimasti, parte nei dormentorii a finir di vestirsi, parte giù nel cortile ad aspettare, stavano per andarsene anch'essi, quei di sotto gridando di tratto in tratto:—Fa presto,—e quei di sopra rispondendo:—Un momento, —chè forse stentavano a mettersi il cinturino da tanto che se l'erano stretto per far la vita sottile. Anche i coscritti, arrivati al reggimento due giorni prima, parte erano usciti, parte andavano uscendo, a sei, a otto, a dieci assieme, seri, impalati, coi berretti per traverso, i cappotti affagottati, le mani aperte e stecchite in un par di guantoni bianchi che parean manopole da scherma; e i soldati di guardia, seduti sur una panca alla porta della caserma, li andavano motteggiando man mano che passavano, malgrado che il sergente brontolasse di tratto in tratto:—Lasciateli in pace, poveri giovani.—L'ufficiale di picchetto, sdraiato sul letto in una camera al primo piano, leggicchiava un giornale.
Nell'angolo più appartato del cortile v'era un coscritto solo solo, seduto sullo scalino d'una porta, co' gomiti appoggiati sulle ginocchia e il mento sulle mani. Seguiva uno per uno collo sguardo i suoi compagni che uscivano, e quando nessuno passava teneva gli occhi immobili a terra. Aveva l'aria d'uno di quei buoni figliuoli, che si staccano bensì con molto dolore dalla famiglia e dal villaggio dove son nati; ma vengono a fare il soldato coll'animo pieno di rassegnazione, di serenità, di buon volere:—e perchè c'è tanto di legge stampata che parla chiaro, e sulla lista attaccata alla porta della comunità c'era il loro bravo nome e cognome scritto per disteso, e i loro vecchi ci sono andati, e i loro compagni ci vanno, e in fin dei conti poi perchè è il loro Re che li chiama, e non c'è niente da ridire e non occorre cercar più in là.—Ma sul suo viso c'era qualcosa di più di quell'espressione tra il pensieroso e l'attonito che è propria dei coscritti nei primi giorni; c'era della malinconia. Forse s'era pentito di non aver voluto uscire cogli altri. Di domenica, quando fa bel tempo, a stare in casa si prova sempre un po' di tristezza.
A poco a poco il quartiere rimase deserto, e vi fu un silenzio perfetto.
Un caporale in montura di fatica, attraversando frettolosamente il cortile, vede il coscritto, si ferma e gli domanda bruscamente:
—Che cosa fai costì, colle mani in mano?
—....Io?—il coscritto risponde.
—Io?—ripete il caporale strascicando con affettazione la voce e facendo un viso di stupido.—Quest'è curiosa! A chi parlo adesso? alla luna? Sì, proprio tu. E levati in piedi quando parli coi tuoi superiori.—
Il coscritto si leva in piedi.
—Chi sei tu? Di che compagnia?
—.... Compagnia?