—Quando si pensa a queste cose e si ha un po' di cuore, certi piccoli dispiaceri, certe meschinità della vita del soldato si dimenticano; e bisogna pensarci a queste cose, e te le insegneranno, e tu che sei un buon figliuolo le terrai a mente; non è vero?—

Il coscritto fece segno di sì, chè lì su quel subito non potè raccogliere la voce.

—Sicuro;—continuò l'ufficiale;—a far volentieri il soldato, e a farlo bene, bisogna guardare un po' più alto della caserma e un po' più in là della piazza d'armi. E poi, già, si fa l'abitudine a tutto. Lo zaino, da principio, oh che peso, mio Dio! oh che tormento; dicono tutti così; e poi, a poco a poco, poh, diventa una cosa da nulla. E il mangiare? Non si mangia mica da principi, si sa; anzi, qualche volta, a voler essere schietti, si mangia maluccio; ma bisogna aver pazienza, pazienza e sempre pazienza, che è la gran virtù del soldato; e non lamentarsi e piagnucolare, come fanno certuni, a diritto e a torto, di tutto e di tutti; ma mangiare quello che c'è e contentarsi del poco. E poi l'appetito, quando si lavora, si fatica, si fa il proprio dovere e si ha il cuore contento, l'appetito non manca mai, e l'appetito è un gran cuoco. Sono gli svogliati e i poltroni che trovano a ridire su tutto e non si contentano mai. Io vedo che i bravi giovani fanno tutti il soldato volentieri, perchè i superiori li vedon di buon occhio, i compagni li stimano, quei del paese li rispettano, e ce n'è di quelli che in cinque anni ch'han fatto il soldato non sono stati un giorno ch'è un giorno in consegna e han lasciato il loro numero diciotto bianco e pulito come un fazzoletto di bucato; e tu sarai uno di questi, non è vero?—

Il soldato accennò vivamente di sì.

—Benone. E non credere poi che sia tutto spine il nostro mestiere; c'è anco dei fiori per chi li sa cercare, e i bravi soldati li trovano. Impara a fare il tuo dovere per bene, sii sempre pulito, rispettoso e di buona volontà, e dal tuo capitano e dai tuoi ufficiali ti sentirai dire certi: bravo! che ti suoneranno in fondo al cuore, e ti cresceranno l'appetito e l'allegria. E i giorni ti passeranno presto. Poi, in cinque anni, non si sa mai che cosa possa accadere, potrebbero anche farci cambiar dieci volte di guarnigione, e allora il tempo vola che i mesi paiono giorni. Vedrai dei nuovi paesi; città, genti, campagne, monti, mari, tutto un mondo nuovo, svariato, stupendo, tutto il nostro bel paese, l'Italia, che finora tu conosci soltanto di nome; e troverai delle meraviglie per ogni parte: statue, chiese, palazzi, giardini; e nelle ore di libertà andrai a vedere ogni cosa, per poter poi raccontar tutto alla famiglia e agli amici, quando sarai a casa. Nell'estate andremo ai campi d'istruzione, otto, dieci, venti reggimenti, e cavalleria e artiglieria, e vedrai che bella figura fa un accampamento, e che rumore, che allegrezza, che vita ci sarà tutto il giorno, e quelle grandi manovre a fuoco, e quelle feste che si faranno prima di levare il campo, musiche, balli, tombole, corse, e tutti gli ufficiali e i generali a fare il chiasso e a divertirsi in mezzo ai soldati, e tutta la gente venuta dai paesi vicini a godere quello spettacolo e a batter le mani. Allora tu conoscerai già tutti i soldati del corpo, avrai un'infinità di buoni amici, il reggimento ti parrà una grande famiglia, e tutti gli onori che si faranno al reggimento ti parranno fatti a te, e vorrai bene al tuo vecchio colonnello come a un altro padre, e quando vedrai comparire la bandiera davanti ai battaglioni schierati, e la banda suonerà la marcia del corpo, e tutti presenteranno le armi, ti sentirai battere il cuore di contentezza e di orgoglio, e tremerai tutto dalla commozione. E a poco a poco porrai affetto a ogni cosa: alle tue armi, alla tua divisa, al tuo gamellino, a questo cortile, a queste scale, a queste mura; e quando starai per partire, e sarai già stato a salutare il tuo capitano, i tuoi ufficiali, i tuoi sergenti, e tutti gli altri soldati ti verranno intorno a far festa, e—addio, e—buon viaggio,—e—ricordati di noi;—allora ti si stringerà il cuore, sai! ti si stringerà il cuore come quando sei partito da casa; e sceso giù nella strada, ti volterai a guardare per l'ultima volta quelle finestre della caserma, e ti fermerai, e se ti basterà la voce, dirai ancora una volta:—Addio, o mia seconda casa paterna, dove ho amato tanti amici, dove ho passati tanti bei giorni colla coscienza serena, dove ho tanto pensato e sospirato i miei cari; addio, mio povero letticciuolo; addio, mio buon sergente di squadra; addio; mio capitano, addio.... Che cos'hai?—

Il coscritto era immobile, attonito, colla faccia convulsa, il respiro affannoso e gli occhi lacrimosi scintillanti d'un sorriso ineffabile.

—Che cos'hai?

Fece uno sforzo per raccogliere la voce abbassando la testa e allungando il collo come se mandasse giù un grosso boccone; ma non la raccolse intera e gli venne appena fatto di dire in fretta e a mezza voce:—Niente.—

L'ufficiale sorrise.

—Sai scrivere?