Il soldato si pose una mano sul petto e alzò gli occhi al cielo.
—Leggi, dunque.—
Cominciò a leggere:
«Caro padre.
»Sono arrivato al reggimento e ci fecero subito tagliare i capelli e poi ci vestirono. Quel signor ufficiale del nostro paese che tu sai come si chiama l'ho veduto quest'oggi nel cortile e abbiamo parlato insieme più d'un'ora. Non si mangia da signori, si sa; ma a far da mangiare per tanti è difficile farlo bene, e poi l'appetito non manca, basta fare il suo dovere. I superiori sgridano; ma non sono mica tutti cattivi, chè anzi c'è dei soldati che si sono fatti ammazzare per salvarli, e non volevano lasciarli neanche morti nelle mani dei nemici. C'è anche dei soldati che non sono mai stati in punizione, e così spero di me. E il tempo passa presto, perchè ci faranno viaggiare e ci sono le statue, i giardini e le chiese da vedere, e poi le manovre, poi anche i campi, e i generali si divertono insieme ai soldati e si fa la tombola. Poi fa piacere vedere la bandiera e sentire la musica; si trovano degli amici, e il colonnello vecchio si può dire che sia un nostro secondo padre e noi altri i suoi figliuoli. Intanto ti saluto e sta' bene, ec. Tuo affezionatissimo figlio.»
—Bravo!—
Il soldato rise e abbassò la testa come fanno i bambini quando si senton dire che son belli.
—Adesso, per farmi piacere, andrai giù a bere un mezzo bicchiere di vino alla salute di tutti i coscritti. To'.—
E gli porse un biglietto.
—Signor ufficiale!—disse il soldato vergognandosi e facendo l'atto di rifiutare.