La via, prima torta ed angusta, si fa dritta a poco a poco e si allarga,—si allarga,—ecco, sbocca in una piazza. La bella piazza! Due file a destra, due file a sinistra: tutti guardano intorno. Qua e là gruppi di curiosi, qualche bottega aperta, lì una chiesa, là la casa del sindaco, una fontana, un porticato, e laggiù.... Oh, guarda, guarda: un caffè!
Strana, ma pur vera emozione! Traversate di notte, dopo una marcia lunga e penosa, un villaggio; passate, stanchi, spossati, assetati, sordidi di polvere e di fango, disavvezzi da molto tempo da ogni gentile costumanza e da ogni diletto della vita cittadina, passate dinanzi a un caffè; e vi batterà il cuore d'una certa tenerezza, d'un certo struggimento malinconico, quasi d'una mesta pietà di voi stessi, e lancierete in quel caffè uno sguardo avido, invidioso, bieco d'amore collerico, come fanno i bambini; e serberete per molto tempo in mente l'immagine del loco, degli oggetti e delle persone.
Quello là era un caffè ampio, illuminato, luccicante di specchi, pieno di uffiziali di stato maggiore e di aiutanti di campo, coperti d'oro, d'argento, di ciondoli, di pennacchi, di medaglie e di croci; altri dentro, altri sulla soglia, altri fuori sulla piazza, e facevano tutti un continuo dimenar di braccia e di gambe e un chiassoso strascicare di sciabole. Un denso nuvolo di fumo avvolgeva ogni cosa; si vedeva e si sentiva un gran stappare di bottiglie di birra, e un affaccendarsi e un correre di fattorini, rossi nel viso, trafelati, confusi dalla frequenza e dalla splendidezza insolita degli avventori; un girare e rigirare alla pazza dal di dentro al di fuori, dal di fuori al di dentro, chiamandosi, garrendosi gli uni cogli altri, che non sapevano più dove avessero la testa; e sul dinanzi della porta una folla di popolo con tanto d'occhi e di bocca aperta a contemplare i galloni più larghi e i petti più medagliati. E in fondo al caffè, proprio in fondo in fondo, in un angolo, dietro a un tavolino circondato dagli uffizialotti più giovani, sopra una sedia rialzata, in una specie di nicchia, di tempietto, un bel visino di fanciulla su cui combattevano amabilmente il pudore e la civetteria, in mezzo a tanti inconsueti omaggi, a tante garbatezze di lega signorile, a tante sviscerate proteste, e a tante audaci preghiere e a tanto contorcersi e molleggiare di vite sottili e di gambe co' calzoni alla pelle.
Tutti gli occhi si figgono avidamente là, su quella figura gentile, su quel bel viso, e vi restano fitti fin ch'ella dispare allo sguardo. Non sono pensieri, non sono immagini e desiderii di voluttà ch'ella ci desta in quei momenti; oh no; bensì ci mette in cuore come un desiderio stanco di pace e di affetto, una malinconia vaga, e ci sentiamo improvvisamente soli, abbandonati e scoraggiti. La donna ci richiama vivamente alla memoria le dolcezze quete e soavi della vita domestica, le quali, paragonate alla nostra dura vita di soldato, appunto in quell'ora, in quei momenti in cui di tal vita non si provano che le amarezze e i disagi, non le consolazioni, nè i fieri contenti; ci fan quasi parere d'essere infelici. Quel viso di donna ci ravviva in mente l'immagine di nostra madre e di nostra sorella o di qualche creatura più ardentemente cara, e, quando esso ci fugge dallo sguardo, noi chiniamo la testa, e pensiamo, e diventiamo tristi, e quelle tenebre par che ci pesino sul petto e ci mozzino il respiro, e guardiamo e riguardiamo il cielo se comincia a schiarire, e in quel malinconico vaneggiare della fantasia, ci pare che ci addormenteremmo così volentieri per sempre, vedendo comparire ancora una volta nostra madre e il sole....
Il reggimento è fuor del villaggio. Sempre lo stesso buio e la stessa brezzolina. Di lumi non se ne parla più chè son tutti spenti da un pezzo. E dunque? Dovremo noi seguitare fino alla tappa il reggimento, con questo fresco e con questo buio, ed assistere al ripetersi di tutte le scene che abbiamo vedute fin qui? Quelli a cui garbi lo seguano; io lascio ch'ei faccia il suo cammino, gli auguro che trovi un buon campo, e vi mangi un rancio saporito e vi dorma un sonno lungo e tranquillo, perchè, a dire il vero, questi poveri soldati n'hanno bisogno e se lo son meritato.