—Guarito, guarito; non ci ho neanco più il segno; guarda.—Così mi diceva l'anno scorso, sul cadere di febbraio, dopo una quindicina di giorni che non ci eravamo più visti, un ufficiale giovanissimo, che io incontrava in casa di una signora nostra amica, e così dicendomi mi porgeva la mano perch'io la guardassi. La guardai; non c'era proprio traccia di nulla.—E quell'altro? gli chiesi.—Sta meglio.—Chi? Chi sta meglio? Chi è che s'è ammalato?—interruppe la padrona di casa sopraggiungendo. Io e il mio amico ci scambiammo un sorriso.—L'ho da dire?—questi mi chiese. Io gli risposi che se fossi stato in lui l'avrei detta.
—Senta dunque—incominciò l'amico rivolgendosi alla signora.—Tre giorni prima che finisse il carnovale, una sera verso le cinque, io stava davanti a un caffè a vedere il corso delle carrozze, solo, imbroncito, pigiato dalla folla, tutto bianco di farina, maledicendo il momento che m'era venuta l'ispirazione di uscir di casa e di cacciarmi là in mezzo. Di tratto in tratto passava un soldato di cavalleria colla sciabola nuda e faceva cenno alla gente che si tirasse indietro per non ingombrare il corso, e al cenno aggiungeva qualche parola rispettosa e cortese. Davanti a me c'eran quattro o cinque monelli che, appena passato il soldato, si gettavano in mezzo alla strada fra carrozza e carrozza e si contendevano a pugni i coriandoli e i fiori sparsi sul lastrico con gran rischio di restare schiacciati dai cavalli e con gran noia dei cocchieri che per andare innanzi dovevano spolmonarsi a gridare che si badassero e facessero largo. Uno dei soldati che percorrevano la strada, dopo averli ammoniti e sgridati cinque o sei volte, visto che facean sempre peggio, perdette la pazienza, spronò il cavallo verso di loro e alzò la sciabola come per dare un colpo di piatto, che in nessun caso, sicuramente, non avrebbe mai dato. Un signore che m'era vicino, vedendo quell'atto, esclamò:—Eh!—E quando il cavaliere si rimise la sciabola contro la spalla, soggiunse:—Avrei un po' voluto vedere.—E poi, volgendosi verso un suo vicino:—Frutti dell'educazione: prepotenza e brutalità.—Mi si rimescolò il sangue; alzai una mano, la ritenni, la cacciai in tasca, e con tutta la calma di cui fui capace e col più cortese accento che potei metter fuori mormorai nell'orecchio a quel signore:—Quale educazione?—Si voltò, fece un atto di sorpresa, impallidì; ma si rinfrancò tosto e rispose con insolente scioltezza:—L'educazione militare.—Io non vidi più nè lui, nè la folla, nè il corso, e non mi ricordo neanco più quel che gli dissi e quel che mi rispose; non so altro che l'indomani mattina tornai a casa con una mano ferita, e i miei amici mi dissero che quel signore aveva la guancia sinistra divisa in due. Ecco tutto. Or ora io stava dicendo che la mia mano non serba più segno della scalfittura, e che quell'altro signore sta meglio.—
La signora che fino allora era stata a sentire con gran serietà, alzando di tratto in tratto gli occhi al cielo ed esclamando:—Dio mio!,—si rallegrò con gentili parole dell'esito fortunato del duello, e poi usci fuori improvvisamente con una domanda.... da donna:—Ma lei perchè lo ha provocato? Non era meglio finger di non sentire?—
Il mio amico mi guardò; io guardai lui, e ridemmo tutti e due.
—Perchè ridono?
—Senta, signora—quegli rispose.—Posto pure, cosa che non è, ch'io dovessi fingere di non sentire, come l'avrei potuto se l'ira mi accese il sangue e mi spense ogni lume di ragione? Sapevo io che cosa mi facessi in quel momento?
—Certo che....
—E poi la gente che era là attorno aveva sentito, e poi l'offesa colpiva tutto l'esercito, e poi quelle parole erano una menzogna, e poi, appunto in quell'occasione, quella menzogna era una calunnia, e poi il tuono di voce con cui quella calunnia era stata proferita sonava come una provocazione, e poi quel signore, come seppi in seguito e come non poteva essere altrimenti, perchè vi sono delle parole che rivelano tutta l'anima d'un uomo, quel signore era un....
—Zitto! zitto! non occorre ch'io lo sappia.
—E poi c'era un'altra ragione per cui quelle parole dovevano riuscirmi tanto amare e oltraggiose, e questa ragione gliela voglio dire. Ascolti. Quattordici anni fa....