—Tu,—rispose il dottore.—Dimmi la verità; sii sincero con me; non sono qui il tuo unico amico?
—Amico sì; ma appunto perchè voglio esser sincero non ti debbo dire ciò che non è,—rispose l'altro. Tacque un momento, e poi tirò innanzi a parlare in fretta, ora diventando pallido, ora color di fuoco, balbettando, imbrogliandosi e contraddicendosi, come un fanciullo colto in fallo e obbligato a raccontare la sua monelleria.
—Innamorato, io? E di Carmela? D'una pazza? Ma ti pare, amico mio? Ma come ti è venuta in mente una stranezza di questo genere? Il giorno che ciò fosse... ti do fin d'ora il diritto di riferire al mio colonnello che m'han dato volta le girelle e che bisogna chiudermi co' matti. Innamorato!... mi fai ridere. Ne sento pietà di quella povera creatura, questo sì; una vivissima e fortissima pietà; non so quel che darei per vederla guarita; farei volentieri per la sua salute qualunque sacrifizio; godrei della sua guarigione come se fosse una persona della mia famiglia.... Tutto ciò è vero; ma da tutto ciò all'esserne innamorato ci corre! Le voglio bene, è vero anche questo, e le voglio molto bene, come credo che glie ne voglia anche tu, perchè la pietà va sempre insieme all'affetto.... E poi le voglio bene perchè si dice che sia stata sempre una ragazza onesta, affettuosa; che quel suo primo e solo amante l'abbia amato davvero, amato degnamente, coll'idea di diventare sua moglie, e senza volergli affidare il proprio onore prima di portare il suo nome... Questa è virtù, caro mio, e virtù di quella propriamente detta, e io l'ammiro, capisci, e quella poveretta mi fa tanto più compassione quanto più essa meritava d'incontrare una sorte felice invece di una disgrazia com'è quella che le è toccata. E come si potrebbe non averne compassione e non amarla? Il carattere della sua stessa pazzia non è forse l'espressione d'un'anima buona, amorosa, gentile? Dalla sua bocca io non ho mai sentito che parole dolci e modeste, e quel mettermi le mani addosso ch'ella fa, quelle sue carezze, quel suo baciarmi le mani, sono certamente atti da pazza, ma non han nulla che passi il limite della decenza. L'hai mai veduta a fare un atto disonesto? No di sicuro; ed è per questo, ti ripeto, che le ho posto affetto. Povera ragazza, abbandonata da tutti... ridotta a menar la vita d'un cane... Dimmi un po' se non le vuoi bene anche tu! Io te lo dico schietto, io le voglio un bene dell'anima. E quella sua stessa bellezza... perchè è bella poi.... bella come un angelo, questo non si può negare; guardale gli occhi, la bocca, tutta la persona.... le mani; glie l'hai mai guardate le mani? E i capelli? Così arruffati come li porta sembra una selvaggia; ma son capelli bellissimi... E poi vestita in un altro modo... Ebbene, quella sua stessa bellezza mi fa sentir più forte la pietà. Guardandola, non posso a meno di dir tra me: Peccato! Peccato che quest'occhio di sole non si possa amare! Ma non sai che quella ragazza lì, se avesse la ragione come tutte l'altre, sarebbe un visetto da far girare la testa a chi sa chi? E anche adesso ci son dei momenti che, se non si sapesse che è pazza, si starebbe per fare uno sproposito; per esempio, quando ti guarda fiso negli occhi e poi sorride e ti dice:—caro,—e la sera, al buio, quando non la vedi nel viso, e la senti soltanto parlare e dirti soavemente che t'aspettava, che vuol stare con te fino al mattino, che sei il suo angelo... che so io? in quei momenti non ti par pazza. Io la guardo, l'ascolto come se fosse in sè e sentisse veramente quel che mi dice, e ti assicuro che, mentre l'illusione mi dura, il cuore mi batte;.... ma, ti dico, mi batte come se fossi innamorato. E provo a chiamarla per nome, non so perchè... con una certa idea... colla fissazione ch'essa mi debba rispondere qualcosa che me la riveli guarita tutto ad un tratto...—Carmela!—le dico. Ed essa:—Che vuoi?—Tu non sei pazza, non è vero?—le domando.—Io pazza?—essa mi risponde, e mi guarda con una cert'aria di sorpresa che mi farebbe giurare che non l'è—Carmela!—allora le grido esaltato improvvisamente da una dolce speranza.—Dimmelo un'altra volta che non sei pazza!...—Mi guarda attonita un po' di tempo e poi scoppia in una gran risata. Oh! amico, credilo, allora, lì su quel subito, darei la testa nel muro. Tu sai quant'ho fatto per veder di restituirle la ragione; ma non sai tutto. Quasi ogni sera io me la son fatta venire in casa, le ho parlato per ore intere, le ho sonato e cantato le canzoni che il suo amante le cantava, ho provato a dirle che ero innamorato di lei, a colmarla di carezze, a finger di piangere e di disperarmi, a lasciarla fare di me quel che voleva, baciarmi, abbracciarmi, carezzarmi come fan le madri a' bambini... Ho provato a fare lo stesso io a lei, e con che cuore io lo facessi, te lo lascio immaginare, chè non ti saprei dire se provassi ribrezzo, o paura, o vergogna, o rimorso, o tutto questo insieme; fatto sta che, baciandola, tremavo e impallidivo come se baciassi un cadavere. E alle volte mi pareva di fare un sacrificio generoso e n'esultavo profondamente, e miste ai baci le lasciavo cadere sulle guancie le lacrime; e in cert'altri momenti mi pareva di commettere un delitto e sentivo orrore di me stesso.... Ho sofferto il soffribile, caro amico, e tutto invano. E quanto cresceva la disperazione tanto mi ardeva più viva e più ostinata nel cuore questa maledetta febbre.... E non posso dormire la notte perchè so ch'essa è già accovacciata dinanzi alla mia porta, e, martellato come sono continuamente da quest'idea, mi par di dover sentire da un momento all'altro picchiar nei vetri e veder apparire al di sopra del davanzale quel viso stravolto, e piantarsi nei miei quei due occhi immobili e senza sguardo! Altre volte mi par di sentirla udire su per le scale e balzo a sedere sul letto, o mi par di udire giù nella piazza un suo scroscio di risa, e quelle risa mi fan l'effetto d'una mano di ghiaccio sul cuore, e non ho coraggio di affacciarmi alla finestra a guardare. E mi metto a leggere, a scrivere, ma sempre colla mente a lei, sempre tristo, irrequieto, quasi pauroso, non so nemmen io di che. E allorchè mi domando quando finirà quest'angosciosa vita, e come finirà, e che traccia ne resterà nel mio cuore, io non ardisco rispondermi, ho paura della mia risposta, e mi caccio le mani nei capelli.... come un disperato.... Oh amico! dimmi che non diventerò pazzo anch'io perchè io sento che il mio cuore si spezza e che io non reggo a questa vita...; non reggo, non reggo.—
E stese una mano per pigliar quella del dottore; questi gli si fece più accosto colla seggiola, e, commosso com'era da non trovar più parola, gli pose ambe le mani sulle spalle, lo guardò un istante e l'abbracciò.
Tutto ad un tratto l'ufficiale sciolse la testa dall'abbraccio dell'amico, alzò la faccia lagrimosa e lo fissò con uno sguardo in cui brillava il principio d'un sorriso.—Ebbene?—domandò l'altro con lieta ansietà.
—E se rinsanisse?—esclamò l'ufficiale col viso improvvisamente rasserenato; se ritornasse com'era una volta, se riacquistasse la ragione e il cuore come l'aveva prima, e quegli occhi perdessero per sempre quella strana luce e quella guardatura immobile che fa paura, e quella bocca non ridesse mai più di quel riso orribile, e un giorno ella mi dicesse da senno:—Ti ringrazio, ti benedico, caro, che m'hai ridata la vita; ti voglio bene, ti amo....—e piangesse! Vederla piangere, sentirla ragionare, trovarla sempre linda, pettinata e composta come tutte l'altre fanciulle; e vederla tornare in chiesa a pregare, e arrossire come prima, e riprovare ad uno ad uno come per una seconda infanzia tutti gli affetti casti e soavi di cui ha smarrito il sentimento! La sera non trovarla più qui a piè della scala, doverla andare a cercare a casa, accanto a sua madre, occupata a lavorare, tranquilla, contenta.... Oh Dio mio, e se potessi dire che son io che l'ho mutata così, che l'ho fatta rivivere, che le ho ridato tutte le speranze e tutti gli affetti, che l'ho restituita alla famiglia, alla felicità.... Oh amico mio!—esclamava afferrandogli le mani e fissandolo cogli occhi pieni di pianto;—mi parrebbe di essere.... un dio, mi parrebbe d'aver creato qualcosa anch'io, di possedere due anime e di vivere due vite, la mia e la sua; mi parrebbe mia quella creatura, crederei che il cielo me l'avesse predestinata, e la condurrei dinanzi a mia madre come se fosse un angelo.... Oh io non potrei capire tanta felicità, io impazzirei dalla gioia; oh se fosse vero! se fosse vero!—
E abbandonò la fronte sulle mani, piangendo.
—Oh mio amore!—s'intese gridare in quel punto giù nella piazza. L'ufficiale balzò in piedi e disse risolutamente al dottore:—Lasciami.—
Quegli gli strinse la mano, gli disse—Coraggio!—e partì.