—Che cosa vuoi?—

Egli le fe' cenno che s'accostasse. Essa si avvicinò lenta lenta guardandolo amorosamente negli occhi e poi d'un sol tratto gli si abbandonò sul petto e gli avviticchiò il collo colle braccia e vi premette sopra la bocca dicendo con voce soffocata:—Caro! caro! caro!... Il povero giovane, che oramai non sapeva più dove avesse la testa, le passò un braccio attorno alla vita e così sorreggendola si chinò a poco a poco, ed ella con lui, fin che la stese, senza che quasi se ne avvedesse, sul canapè accanto al tavolino.... Carmela si levò subitamente in piedi, fece il viso serio, parve che pensasse a qualche cosa e poi mormorò con una leggera espressione di disgusto:

—Che cosa fai?—

L'ufficiale intravvide un lampo di speranza e stette muto e ansioso a guardarla.

Carmela rimase pensosa, o lo parve, ancora un istante, e poi, sorridendo in un modo singolare come non aveva mai riso per l'addietro:—....Siamo già sposi, noi due?—

L'ufficiale die' un mezzo grido, e cogli occhi rivolti al cielo e la punta dell'indice fra le labbra, pallido, convulso, pensò un momento la risposta. In quel momento Carmela alzò gli occhi alla parete, vide un cappello cilindrico appeso a un chiodo, die' in un gran scoppio di risa, lo prese, se lo pose in capo e sghignazzando e vociando si mise a saltare per la camera.

—Carmela!—gridò dolorosamente l'ufficiale.

E quella peggio.

—Carmela!—gridò un'altra volta e si slanciò verso di lei. Essa, spaventata, si cacciò giù per le scale, e dopo un momento fu in mezzo alla piazza sempre saltando, strillando e smascellandosi dalle risa.