L'ufficiale si fece alla finestra.—Carmela!—gridò ancora una volta con voce spenta, e poi si coprì la faccia colle mani e si lasciò cadere sopra una seggiola.
VIII.
L'indomani mattina, appena levato, andò a casa del dottore. Questi, come prima lo vide con quegli occhi rossi e quella faccia stravolta, capì che veniva a cercar conforti e consigli, e, fattoselo sedere davanti, cominciò a filargli un sermone in tutte le forme. Ma l'ufficiale non l'ascoltava e pareva preoccupato da un altro pensiero. Ad un tratto si rasserenò e battendosi la fronte colla palma della mano—Ah!—esclamò—....ed io non ci avea pensato prima!—A che?—domandò il dottore. L'altro non rispose; prese un foglio di carta e la penna, e si mise a scrivere in furia. Finito, lesse:
«Signor tenente.
»Senza preamboli, come si costuma fra noi militari, io comando da un mese e mezzo il distaccamento di *** che voi comandaste tre anni sono nei mesi di luglio, agosto e settembre. Ho conosciuto in questo paese una fanciulla di diciotto in vent'anni, che si chiama Carmela, pazza da due anni, e impazzata, si dice, per amor vostro. Che cosa sia accaduto di lei dopo la vostra partenza dall'isola voi lo dovete sapere, e dovete conoscer del pari i caratteri speciali della sua pazzia perchè mi si disse che ve ne fu scritto da qualcuno di qui. La condizione infelicissima di questa fanciulla mi ha destato, fin dalle prime volte ch'io la vidi, un profondo sentimento di pietà, e tentai di tutto per ritornarla alla ragione. Mi vestii come voi, imparai a suonare e a cantare come voi, mi uniformai a tutte quelle vostre abitudini che ho potuto sapere dalle persone che v'hanno conosciuto, mostrai di amarla, le parlai di voi, mi finsi voi stesso, sempre invano. Voi non potete comprendere quanto mi sia riuscito doloroso il veder cadere l'una dopo l'altra tutte le mie speranze. Ma c'è ancora un mezzo da tentare, e sta in vostra mano; non me lo negate; esaudite la mia preghiera; farete un'opera santa. Sentite. Si dice che uno dei mezzi più efficaci di risanare i pazzi sia quello di rappresentar loro colle particolarità più minute e colla più scrupolosa esattezza qualche grave avvenimento che abbia preceduto la loro malattia, essendone o non essendone la causa diretta. Ho pensato che il ripetere esattamente alla Carmela la scena della vostra partenza potrebbe produr qualche effetto. Interrogai molte persone del paese e non riuscii a sapere altro fuor che voi partiste di notte, e prima di partire cenaste in casa vostra in compagnia del sindaco, del maresciallo dei carabinieri e di varie altre persone. I particolari di quella cena e della vostra partenza non si ricordano o si ricordano male. Li chieggo a voi col cuore di chi chiede un'opera di carità che costa poco o punto a cui l'ha da fare e può render la vita e la felicità a cui è da farsi. Scrivetemi tutto ciò che vi ricordate; ditemi delle persone, dei discorsi, degli atti, di tutto. E sopratutto procurate di dirmi l'ora e il minuto in cui seguirono presso a poco i più notevoli incidenti, e narratemi le cose con chiarezza e con ordine. Fatemi questo gran benefizio ch'io vi chieggo; fatemelo; ve ne supplico; ve ne sarò riconoscente per tutta la vita. Non aggiungo altro; confido nella generosità del vostro cuore; vi stringo la mano da buon camerata e vi dico addio.»
Che te ne pare?
—Divinamente pensato,—rispose il dottore che aveva ascoltato colla più grande attenzione.—Sai il suo nome? il reggimento? il luogo?—Il sindaco sa tutto.—E credi che ti risponderà?—Lo credo.—
Rispose;—e rispose una lettera di otto pagine in cui erano scritti tutti i particolari richiesti intorno alle persone, alle cose, ai discorsi, alle ore, a tutto. Ma non un commento, non un'allusione al suo amore passato, non una parola che si riferisse ad altra cosa che a quella cena e alla sua partenza; non una sillaba fuor delle domande che gli erano state fatte; nemmeno un accento di pietà per Carmela. Ma da quella lettera nuda e cruda si capiva che, scrivendo, egli aveva dovuto sentire molto viva la stretta del rimorso. Se ciò non fosse stato, almeno una finta espressione di rammarico e di pentimento l'avrebbe trovata. Terminando, avesse almeno detto:—Spero.... ec.; ma niente. «A un'ora dopo mezzanotte il vapore partì. Vi saluto.» E poi la firma.
IX.
—Capisco!—esclamò il dottore appena il suo amico ebbe finito di leggergli la lettera—capisco adesso perchè nessuno dei tanti personaggi che furono a quella cena è stato in caso di raccontartene i particolari. Sfido io, alzando il gomito a quella maniera!—