Quel giorno stesso si misero tutti e due in faccende per preparare la gran prova. Furon tutt'e due dal sindaco, dal giudice, dal ricevitore, dal maresciallo, da tutti gli altri, che oramai erano nella più intima dimestichezza con tutti, e l'uno, il dottore, cogli argomenti della scienza, l'altro con quelli del cuore, a furia di ragionare, di spiegare e di dimostrare, riuscirono a far capire a tutti di che si trattasse, ad assicurarsi il loro aiuto, e ad inculcare a ciascuno la parte che dovea recitare.—Sia lodato il Cielo!—esclamò l'ufficiale uscendo dalla casa del ricevitore, che fu l'ultimo visitato; il più è fatto.—E mandarono per la madre di Carmela, cui per far intendere la faccenda ci volle assai meno fatica che col sindaco e cogli altri magnati; tutta buona gente, non v'è dubbio, gente da metterle il capo in grembo, ma d'intendimento un po' corto, specialmente in materie di quella natura.

Carmela da qualche giorno non si sentiva bene e stava quasi sempre a casa. L'ufficiale e il dottore l'andarono a cercare. Era seduta in terra fuor della porta, colla schiena appoggiata al muro. Come li vide, s'alzò e, un po' meno in fretta del solito, si diresse verso il tenente e tentò, come sempre, d'abbracciarlo mormorando con voce fievole le solite parole.

—Carmela!—disse il tenente—ti abbiamo a dare una notizia.

—Una notizia, una notizia, una notizia,—ripetè soavemente Carmela facendo scorrere tre volte la palma della mano sulla guancia dell'ufficiale.

—Domani vado via.

—Domani vado via?

—Io, io vado via. Vado via di qui. Lascio questo paese. Parto con tutti i miei soldati. Salgo sul bastimento, e il bastimento mi porta lontano lontano.—

E alzò un braccio come per indicare una grande distanza.

—Lontano, lontano....—mormorò Carmela guardando dalla parte cui aveva accennato l'ufficiale. Parve che pensasse un istante, e poi disse, così in aria, coll'accento affatto differente:—Il bastimento a vapore.... che fuma.—

E tentò un'altra volta di abbracciar l'ufficiale chiamandolo coi soliti nomi.