—Nulla!—questi pensò scrollando il capo.

—Bisogna dirglielo molte volte—susurrò il dottore.—Aspettiamo a più tardi.—

E s'allontanarono dopo aver fatto una voce severa a Carmela perchè non li seguitasse.

La cena era stabilita per la sera del dimani. Quella stessa sera Carmela, com'era suo costume, s'andò a sedere dinanzi alla porta dell'ufficiale. Questi, appena tornato, la fece salire in casa, dove l'ordinanza, giusta gli ordini ricevuti, avea messo tutto sossopra come se la partenza dovesse seguire davvero. Il tavolino, le seggiole, il canapè erano ingombri di biancheria, di vestiti, di libri e di carte buttati là alla rinfusa, e in mezzo alla camera due bauli aperti, in cui il soldato avea cominciato a riporre la roba.

Carmela, al primo vedere tutto quel disordine, fece un leggero atto di sorpresa e guardò in viso l'ufficiale sorridendo.

—Preparo la mia roba per partire.—

Carmela guardò un'altra volta intorno per la stanza aggrottando le sopracciglia; movimento che non soleva far mai. L'ufficiale la osservava attento.

—Me ne vado via, vado lontano di qui, parto col bastimento a vapore....

—Parti col bastimento a vapore?

—Già.... Parto domani sera.