Ma non credo che sia un sogno. Per crederlo dovrei rinunziare alla fede nel progresso umano. O si tornerà indietro o si procederà per quella via. E per quella via si procede.
Un’altra volta ho accennato qui come questa tendenza appare evidente in tutti i paesi civili, nell’avviamento di tutte le legislazioni, anche nelle più piccole trasformazioni di tutte le istituzioni antiche, nel sorgere e nello svolgersi di innumerevoli istituzioni nuove, in mille tentativi, proposte, esperienze, quasi da per tutto respinte e mandate a male per ora, ma che da per tutto si presentano con la vitalità prepotente del germe in primavera, che tenta e rompe l’involucro che lo imprigiona.
Ma oltre che per ragioni dicibili, si è persuasi di una Idea per virtù di una infinità di impressioni, di sentimenti, di riflessi di idee, che sfuggono alla parola; per una successione di visioni istantanee della mente, che fanno gridare alla coscienza: — Ecco la verità — e lasciano in fondo all’anima un’incancellabile traccia. E quando è così l’idea è una fede contro cui tutti gli argomenti si spezzano, che tutti gli avvenimenti confermano, che le stesse contraddizioni rinsaldano; una fede che ha in sè una forza impulsiva proporzionata alle resistenze che incontrerà nel mondo la verità che essa racchiude; una fede per cui possiamo dire schiettamente che le derisioni non giungono all’altezza del nostro disprezzo.
Sì, io credo che la società porti nel suo seno delle soluzioni inaspettate per tutte le difficoltà che ora fanno credere impossibile l’attuazione dell’idea socialista. Credo che il grande miracolo, senza il quale essa non può attuarsi, la compenetrazione del sentimento individuale col sentimento della collettività nell’animo e nella vita dell’uomo, si compirà davanti alla irresistibile evidenza dell’immenso bene che ne dovrà conseguire! Fede! idealismo! ci si dirà commiserando. E noi rispondiamo con le parole d’un buon dotto tedesco (non socialista, notate), il quale ha scritto poco fa: — Ebbene sì: la storia ci insegna che la fede e l’idealismo sono le due grandi forze, e che hanno sempre trionfato nel mondo. — Ed in fondo, ne son forse persuasi anche gli avversari. Soltanto, più saggi di noi, essi combatteranno per l’Idea in un tempo più favorevole ossia quando avrà vinto.
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Ma per giungere a questo.... No, non parliamo di questo, poichè lo scopo della nostra adunanza e delle mie parole è determinato e ristretto.
Per ottenere, dico invece, un principio di miglioramento nelle vostre condizioni, dovete fare dei sacrifizi! Dei sacrifizi! Ma è questa una parola di cui l’uso e l’abuso snaturano affatto il significato. È forse un sacrifizio lo scrivere dei nomi di vostri compagni sopra una scheda, senza perdersi in vane discussioni e soffocando i sentimenti personali che la coscienza riprova, a rinunziare a un’ora di ricreazione per andare a compiere un dovere? Fate dunque questo, e fate anche di più, esortate i vostri compagni a imitarvi: dica ciascuno di voi a uno di loro: — Vieni con me. L’atto di deporre questo foglio nell’urna, che ti par così inutile, ha un così grande valore che per avere il diritto di compierlo si sparsero torrenti di sangue. Compiamolo, se non per noi, per i nostri figli, perchè se noi non lo faremo essi non lo faranno e troveranno la società quale noi l’abbiamo trovata. Votiamo pei nostri compagni, se non altro per far vedere che non è vero che noi andiamo a votare come un branco di servitori, che abbiamo coscienza dei nostri interessi, senso d’alterezza, volontà, fiducia nell’avvenire. — Credete che facendovi questa esortazione, non vi parlo soltanto come socialista, nell’interesse di un partito, ma come cittadino, che vuole la dignità, la prosperità, la forza del paese, dov’egli è nato e ch’egli ama: dignità, prosperità, forza, che sono vuote parole dove le classi lavoratrici non lottano per salire. Credete a uno che vi vuol bene, e che ve ne volle sempre, anche quando non ve lo diceva, e che ve lo dice ora senza secondi fini, poichè non solo non vi chiederà mai il voto per andare al Parlamento, ma non ve lo chiederà nemmeno mai più per tornare al Consiglio; credete ad uno, di cui tutte le ambizioni si riducono ormai ad un solo desiderio: quello di poter dire, prima che si compia la sua giornata, l’ultima volta che parlerà ai fanciulli delle scuole pubbliche: — Rallegratevi! Voi vedrete certamente una società più giusta e più felice di quella in cui vi lascio: — quello di vedere il proletariato italiano, ossia il popolo vero, fondamento e scopo di ogni cosa, corpo ed anima della patria, procedere trionfalmente sulla via benedetta della sua redenzione.
Amor di patria.
— È vero che il socialismo combatte l’amor di patria?
— L’amor di patria bugiardo, sì. Ma se per amor di patria s’intende amare il popolo fra cui siam nati, con cui abbiamo comuni la lingua, l’indole, la storia e l’avvenire e amar la terra dove abbiamo passato l’infanzia, dove son nati i nostri figli e son sepolti i nostri morti; l’accusare il socialismo di combattere un tale affetto è cosa stolida e assurda, come sarebbe l’accusare chicchessia di combattere l’amor filiale o materno; il che non è possibile a chi ha viscere umane. Può ella credere che se questo fosse vero si sarebbero volti al socialismo tanti uomini generosi, tanti cittadini che per la patria hanno sofferto e combattuto, e sentono profondamente tutti gli affetti? Può ella pensare che un socialista, perchè tale, possa abbandonar la patria senza sentirsi uno schianto nel cuore, e non ricordarla da lontano con tristezza e con desiderio, e non rivederla dopo molti anni con gioia profonda? Con qual fondamento si possono accusare i socialisti, in cui si suol deridere il predominio del sentimento sulla ragione, di aver l’animo chiuso e di voler chiudere l’animo altrui a uno dei più forti e dei più naturali sentimenti umani?