Il ragazzo, infatti, gli domandò a voce bassa:

— Che cos’ha fatto.... quel signore?

— Ha fatto — rispose il padre sorridendo — cinque mesi di prigione.

Il ragazzo rimase un momento perplesso. Poi domandò timidamente:

— Chi è?

— Alla buon’ora — rispose il padre, sedendo e attirando il figliuolo a sè; — a questa domanda mi è più facile rispondere. Ma temo che tu non capisca. Ascolta bene. Tu devi sapere che v’è in ogni paese una quantità di gente, fra cui molti uomini di grande scienza e di grande ingegno, e anche molti ricchi, i quali credono che a una gran parte delle infinite miserie e ingiustizie che affliggono il mondo ci sia rimedio. E pensano che il rimedio sia questo: che la società presente, in cui la vita di ciascuno è una lotta contro tutti, si trasformi in una grande associazione, nella quale tutti lavorino non più per il vantaggio e nella dipendenza e legati alla fortuna d’un piccolo numero, ma direttamente per la società che li retribuisca tutti equamente; in una grande associazione, in cui non ci sia più, come c’è ora, un gran numero d’uomini che faticano da ammazzarsi e son poveri, un altro gran numero che non trovan lavoro e sono affamati, e delle migliaia e migliaia che non lavorano e vivon nell’agiatezza. Mi hai capito? Ebbene, tutti costoro che desiderano e sperano che venga un giorno in cui tutti gli uomini lavorino concordemente per il bene proprio e per il bene comune, senza strapparsi il pane di bocca l’un l’altro, senza odiarsi e temersi a vicenda, e partecipando tutti ai benefizi della vita civile, come figliuoli di una famiglia nella quale tutti sono amati e protetti ad un modo, si chiamano socialisti. E che cosa fanno essi? Fanno questo. Si adoperano con tutte le loro forze a dimostrare agli altri che un tale stato della società è possibile, non solo, ma che si attuerà a poco a poco, necessariamente, per forza delle cose; ma che per conseguirlo più presto e senza violenze bisogna che tutti lo desiderino e lo preparino infondendo nelle moltitudini un concetto lucido di che cosa esso sia e un sentimento profondo della concordia fraterna necessaria ad attuarlo, educandole all’adempimento dei loro doveri e all’esercizio dei loro diritti, persuadendole che l’unico modo di raggiungere la mèta è che esse affidino la rappresentanza dei loro interessi e delle loro volontà ad uomini che siano interessati a raggiungerla, ossia che appartengono anch’essi alla immensa famiglia su cui pesa la povertà e l’ingiustizia. Mi sono spiegato? Ora questo signore che vedi, è un socialista. È un lavoratore che lavora per vivere, ma in tutto il tempo che gli resta libero va attorno fra la gente, e ragiona, spiega loro la cosa, cerca di trasfondere negli altri la propria fede, senza istigare all’odio contro alcuno, non solo, ma adoperandosi a spegner gli odii dove li trova, esortando i violenti a temprarsi, gli incolti a studiare, i discordi a conciliarsi, tutti i poveri e malcontenti a confidare in un avvenire migliore, a cui si verrà pacificamente e legalmente, per la sola forza della verità e della giustizia, quando la verità sarà compresa da tutti e la giustizia sarà da tutti voluta. E bada che egli non si affatica e non si affanna se non per produrre un bene, del quale egli è certo che non arriverà in tempo a godere. Egli vive come un povero perchè è povero; ma dà agli altri anche quel pochissimo che a lui par superfluo e a noi parrebbe necessario. Se fosse ricco, darebbe per la fede tutto il suo avere. Se gli chiedessero la vita, darebbe anche la vita, perchè non vive che per quell’Idea. E ha un passato senza macchia, ed è buono e semplice come un ragazzo. Puoi pensare quanti uomini ho conosciuto in vita mia; ebbene, egli è uno di quegli uomini più onesti, più disinteressati, più rispettabili che io abbia conosciuti. Io gli voglio bene e lo ammiro.

Il ragazzo rimase un po’ sopra pensiero, guardando ora suo padre, ora «il libero dal carcere». Poi domandò:

— E allora.... perchè l’hanno messo in prigione?

— Perchè pensa e dice tutto quello che t’ho detto, — rispose il padre.

— Ma dunque.... potrebbero mettere in prigione anche te, che dici le stesse cose?