— Certo.
— E perchè ci hanno messo lui soltanto?
— Perchè dice tutte quelle cose più forte e più apertamente, che è quanto dire che è più disinteressato e più sincero, che desidera più ardentemente il bene, che è più coraggioso e più generoso di me.
Il ragazzo non ribattè più parola e stette guardando con gli occhi spalancati il suo ospite, che continuava a leggere.
— Animo, — gli disse il padre all’orecchio; — quando è entrato egli s’è accorto che tu hai avuto paura di lui come di un brigante; tu gli devi una riparazione; vagli a domandare se sta bene.
Il ragazzo si mosse lentamente e s’andò a mettere fra le ginocchia del «pregiudicato» senza osar di parlare, ma come offrendo la testa bionda alle sue carezze. Quegli smise il giornale e dato uno sguardo a lui e al padre, capì e sorrise. Ma il suo saldo cuore che in mezzo alle persecuzioni e sotto l’affronto delle manette non aveva mai avuto un momento di debolezza, fu scosso dall’atto del fanciullo, il quale rappresentava ai suoi occhi una nuova generazione gettata da un impulso generoso dell’anima nella causa che gli era sacra. Lo fissò un momento con gli occhi scintillanti, poi prese con le mani quella testa bionda e vi stampò un bacio.... che gli fu reso con effusione.
Riavvicinandosi a suo padre il ragazzo gli accennò con un gesto di meraviglia, che la sua fronte era inumidita.
— Non t’asciugare, — rispose il padre — è acqua di battesimo.
Discussioni.
Trovò in casa del Cambiari una dozzina di convitati i quali avevan finito allora di sparecchiare uno dei succolenti pranzi che il padrone imbandiva ogni quindici giorni a un numero sempre incerto di amici, poichè egli faceva gli inviti e se ne scordava, e fissava spesso a parecchi delle ore diverse. Il piccolo salotto, in cui la disarmonia dei mobili e dei colori e l’arruffio delle chincaglie scheggiate e sbreccate dai ragazzi raffiguravano il tenor di vita della famiglia, era affollato. Ma ad Alberto, tutto acceso della sua idea, non spiacque quell’affollamento inaspettato che in altra occasione gli sarebbe riescito molesto. Appena entrato, però, s’accorse da più d’un viso e da un leggero mormorio che, durante il pranzo, dovevano aver parlato dei fatti suoi, e di quali fatti s’immaginava. C’eran due ingegneri, un impresario costruttore, degli impiegati in riposo, ch’egli aveva trovato là qualche volta; degli sconosciuti, quasi tutti panzuti e brizzolati, e tre giovani signore; oltre alla numerosa progenitura del padron di casa di cui spuntava un musino roseo dietro ogni spalliera di seggiolone. Vedendo a vari convitati gli occhi lustri e le guancie scarlatte che tradivano il prurito della discussione, Alberto si tenne preparato a un assalto. E questo gli fa dato quasi subito, prima in forma di scherzo, poi a poco a poco, seriamente; ma con una così manifesta ignoranza degli elementi della quistione, con un così ingenuo sfoggio dei più vieti luoghi comuni, che egli seguitò a parar le botte a colpi d’arguzia, senza perdere un momento il suo buon umore. Quando gli assalitori cominciavano ad eccitarsi, capitò la visita dei coniugi Luzzi, e, la comparsa della piccola signora sfavillante di vita, chiusa in un fresco vestito avana che dava al suo visetto bruno, segnato d’un neo, una grazia adorabile, troncò di netto la discussione.