Alberto espose allora al Cambiari, a quattr’occhi, l’idea del suo lavoro, e gli disse il suo desiderio di parlare col Baldieri. — Con l’anarchico Baldieri? — esclamò il Cambiari, dando un passo indietro; e soggiunse in tuono d’avvertimento amichevole: — Alberto, bada!... — La cosa, d’altra parte, non era così facile: il Baldieri parlava a cuor libero con lui perchè (e glielo diceva) era un borghese logico e sincero, ossia un aperto nemico; ma un borghese socialista, con un rivoluzionario tartufo, come egli li chiamava, razza anche più odiosa a lui dei reazionari arrabbiati, doveva essere un altro paio di maniche; c’era il rischio di pigliarsi un «no» tanto fatto. Nondimeno, insistendo Alberto, egli promise che gli avrebbe parlato. E gli diede qualche informazione: era un operaio colto, aveva fatto il ginnasio inferiore, pareva un ufficiale in borghese; ma, si tenesse per avvisato! Non doveva aspettarsi dei complimenti da lui. Poi gli disse piano, accennando alla compagnia: — Se la riattaccano tira in avanti a celiare, te ne prego.
La riattaccò subito, infatti, un vecchietto arcigno, invalido, decorato di non so qual ministero, di conosciuta avarizia; il quale domandò bruscamente ad Alberto, agitando una mano per aria: — Ma insomma, a quale delle scuole del socialismo appartiene lei, si può sapere?
Alberto rispose: — A che serve dire di che scuola sono a chi non ne accetta nessuna? E a che pro parlar di rimedi sociali con chi crede i mali irreparabili e nega che ci siano?
— Noi non neghiamo i mali — rispose l’altro, — ma vogliamo ripararvi con la carità.
Alberto si ricordò in quel punto che in una sottoscrizione pubblica dello scorso inverno, quel signore aveva mandato ad un giornale due lire per sè e cinquanta centesimi per ciascun membro della sua famiglia, tutti firmati in colonna, in modo che era riuscito a far stampare sette volte il suo nome con uno scudo: la tariffa, presso a poco, delle inserzioni. — Con la carità? — gli disse allora, — faccia...; ma non si rovini.
La stoccata era forte: le signore non poterono rattenere un sorriso; la Luzzi si coperse il viso col ventaglio.
Uno sconosciuto, balbuziente, coperse la ritirata del vecchietto ripetendo la sua domanda: — Dica dunque: è collettivista? è comunista? — È per l’uguaglianza assoluta, per un ordine sociale che metterebbe alla pari Dante Alighieri e un cretino?
— E perchè mai, — ribattè Alberto, facendo un viso ingenuo — respingerebbe «lei» un tale ordinamento?
Si udirono scricchiolare alcune seggiole; ma il colpito non sentì il colpo alla prima. Vedendo però sorridere la signora Luzzi, sospettò qualcosa e disse piccato: — Lei fa il socialista con un secondo fine.
Alberto lo guardò con stupore, e domandò sorridendo: — Per aver stipendi e decorazioni?