— Magre ragioni! — rispose un vecchio maggiore pensionato, amico del Luzzi. — Chi è persuaso d’un’idea, deve tutto sacrificarle! Lei dovrebbe essere il primo a dar l’esempio.
A costui rispose la signora Luzzi: — Se è così, signor maggiore, lei vuole liberare Trieste dall’Austria, perchè non prende il fucile e parte per il primo per la frontiera?
Il maggiore si rivoltò, dicendo che il paragone non calzava; ma la signora Luzzi ribattè: — E poi, mi scusi, c’è contraddizione. Se un socialista è ricco, gli dite: — Dovete dar tutto agli altri. Se è povero gli dite: — Siete socialista perchè non avete nulla da perdere. Che logica è questa?
Rimasero tutti un po’ sconcertati; ma se la cavarono fingendo di prendere quell’argomento in ischerzo, e voltarono il discorso per domandare ad Alberto che idee avesse sulla proprietà, e se il socialismo volesse obbligar tutti a lavorare.
— Non si riuscirà mai a questo! — esclamò il maggiore. — La proprietà è un istinto! Persin lo scoiattolo, persino il topo campagnolo sono proprietari, perchè ammassano per l’inverno delle provvigioni sovrabbondanti, di cui resta loro una parte nella primavera. Vede dunque che perfino tra le bestie ci sono i ricchi, che hanno del superfluo perchè sono stati previdenti.
— Ma le bestie — rispose Alberto — fanno le loro provviste da sè, non le fanno fare agli altri, e non son provviste che fruttino altre provviste senza fatica come il danaro, e i topi non le lasciano ai figliuoli perchè marciscan nell’ozio.
— Queste son celie! — gli rispose uno dei due ingegneri. — Non c’è bisogno di ricorrer alle bestie. Lei che è letterato, dovrebbe sapere la definizione che ha dato dell’uomo un grande scrittore: «L’uomo è un animale proprietario». Che cosa gli avrebbe da rispondere, signor professore?
— Gli risponderei che non discuto quell’epiteto, con chi si appropria quel sostantivo.
La Luzzi rise: l’ingegnere fece una spallata. — Non sono questioni, mi scusi, da trattarsi con giuochi di spirito!
— Ma come vuol che me la cavi altrimenti, — rispose Alberto ridendo — se m’assaltano tutti insieme e non mi lascian rifiatare.