— La proprietà è frutto del lavoro!

— Non tutta, nè sempre.

— Eh, andiamo — osservò il Cambiari all’ingegnere battendogli una mano sulla spalla, — che lavoro ti sono costate le ottantamila lire che guadagnasti rivendendo il tuo terreno fabbricabile di San Salvario a dieci volte il prezzo che ti era costato?

— Sei socialista tu pure? — gli domandò l’ingegnere indispettito.

— Quando son disoccupato, — rispose il Cambiari.

— Ma quello è un caso eccezionale, — ribattè al Cambiari il maggiore. — Prendiamo il nostro impresario qui presente. Egli non lavora più con le braccia, ma è più benemerito che se lavorasse, perchè con la proprietà acquistata dà del lavoro ogni anno a duecento operai.

— Dà del lavoro! — interruppe Alberto. — Perdoni, signor maggiore: io domando se non sono duecento operai che danno il loro lavoro a lui....

— Ma come?

— Ma certo! Se il lavoro di quei duecento operai non fruttasse a lui molte migliaia di lire, lo darebbe loro?

— Ma questa è una capriola.