— Una capriola da avvocato — aggiunse l’impresario.

— Già, è l’avvocato del lavoro, adesso, il cavaliere degli sfruttati.... l’amico degli operai: il titolo d’un almanacco a dieci centesimi! È anche amico degli operai che fanno il lunedì? — domandò un signore grasso, amico del Bianchini padre, che teneva le mani incrociate sul ventre.

— E perchè no? — gli disse la signora Luzzi con un sorriso vezzoso — non è amico di lei, che «fa» tutta la settimana?

Risero tutti, anche il signore grasso. E questa volta Alberto si voltò verso la signora con un moto di viva simpatia che essa vide.

— Eh, caro signore, — riprese l’avvocato — lei fa l’avvocato dogli operai senza conoscerli; ma cambierebbe idee se ci avesse che fare. Restii al lavoro, briaconi, ignoranti e presuntuosi insieme, maldicenti, feroci dei padroni: un bravo operaio è una mosca bianca, lo creda pure....

— Io non capisco.... — rispose Alberto — ma se gli operai sono fannulloni, chi è che fa tutto l’enorme lavoro manuale di cui la società ha bisogno ogni giorno? Vanno a ubriacarsi all’osteria! Si vanno a ubriacare anche molti signori in luoghi più puliti, è vero; ma senza la scusa di aver per case delle buche, in cui ripugni di passar la sera, o col vantaggio di poter nascondere l’ubriacatura in una cittadina. Sono ignoranti! Questo è certo, e non hanno scusa: quando li vedo tornare a casa la sera, rotti da dieci ore di lavoro, io domando: O perchè non vanno al Circolo filologico? Dicono anche male dei padroni. Ma mi pare che lei, dal canto suo, non faccia di loro dei panegirici.

— Ben risposto, davvero! Ma le ripeto una cosa sola: vorrei che ci avesse da fare per una settimana e mi darebbe poi il suo bravo parere sopra le otto ore di lavoro!

— Il lavoro è un freno! — sentenziò il vecchio impiegato.

— Un freno che ammazza — rispose Alberto — non è più un freno; è un capestro.

— E lo vogliono allentar bene il capestro i profeti socialisti che profetizzano il lavoro di tre ore al giorno!