La folla delle scioperanti s’era riformata in colonna, e s’allontanava. Un’operaia, che era rimasta indietro, passò sotto le finestre correndo, per raggiungere le compagne. Era incinta.

— Anche quella! — esclamò la signora, accompagnando la sua corsa faticosa e scomposta con uno sguardo nel quale, però, appariva un sentimento più di pietà che d’avversione.

Il giovane le disse: — Sentiamo un po’, signora: sarebbe in collera anche con lo scioperante che quella porta con sè?

— Con quello no —, rispose la signora con un sorriso che non potè reprimere.

— Ebbene, non lo dev’essere nemmen con la madre perchè, sicuramente, va a gridare con le altre non tanto per sè quanto per lui. Sia certa che la spinge alla corsa l’illusione di sentir la sua voce che le dica: — Va, mamma, va; fatti sentire: avrai forse un pezzo di pane di più, o otterrai almeno di riportarmi a casa dalla fabbrica un’oretta prima.

La signora ebbe uno di quei movimenti involontari della bocca che tradiscono una scossa del cuore; ma cercò di dissimularlo, e disse vivamente, un po’ piccata:

— Ma sa lei che ha parlato come un socialista?

— No, signora —, rispose con dolcezza il giovane —, semplicemente come un cristiano.

Una tempesta in famiglia.

La sera del sei maggio, la casa del cavalier Bianchini sfolgorava per la solita festa dell’anniversario del suo matrimonio. Ma, come accade spesso nelle famiglie, il ricevimento fu preceduto da una burrasca. La signora aveva fatto un colpo di testa. Informata dal marito delle nuove idee del figliuolo Alberto, dopo avergli promesso di serbare il segreto, aveva creduto atto di alta saggezza l’andar di nascosto ad avvertire il suocero «commendatore», affinchè venisse preparato al ricevimento e, giovandosi dell’uditorio che avrebbe fatto eco alla sua voce e rincalzato la sua autorità, ricondusse il giovane alla ragione; e quella sera stessa, a desinare, aveva annunziato al cavalier Bianchini il proprio tradimento con una così baldanzosa sicurezza d’aver fatto bene, ch’egli ne era andato fuor dei gangheri. Quando il buon Moretti, arrivato il primo, entrò nel salotto, col suo viso rosato e ilare di vecchio ottimista, vide ancora il suo amico con una faccia fremente, su cui si confondevano le vampe del Barolo e quelle della collera, e la signora con l’aria altera e ostinata di chi ha difeso tenacemente un’idea