Il dottor Geri, intanto, la riprese subito per conto suo col commendatore e col proprio figliuolo. Per lui non c’era altro rimedio ai mali sociali che nel mettere un limite alla moltiplicazione della specie, con tutti i mezzi possibili, che egli conosceva e accettava tutti, anche i più duri e ributtanti. Tutte le altre proposte gli facevano pietà. Era un’idea fissa, che gli era stata trasmessa, come un «tic» ereditario, da suo padre medico, il quale aveva conosciuto nel 1830 il Malthus, quand’era professore d’economia politica a Haileybury, e s’era entusiasmato della sua persona e della sua teoria. Per lui il Malthus era uno dei più grandi benefattori dell’umanità. E lo nominò dieci volte in trenta parole.

La signora Cambiari, alla quale quasi tutti i nomi celebri riuscivan nuovi, stupita e contenta di conoscer quello, si voltò verso il vecchio Geri e gli disse ad alta voce:

— Ah! Malthus! Quello che non vuol più bambini?

Tutti risero, perfino il Geri. Ma subito si rifece serio e ripigliò il suo discorso:

— L’avvenire è per la sua dottrina. Quando il basso popolo ne sarà persuaso e la metterà in atto, il mondo sarà mutato.

— Ah, signor dottore! — disse la signora Luzzi — non parli di quel tristo prete, un misantropo, nemico dell’amore, un uomo brutale e ripugnante.

Ma il vecchio Geri non discuteva con le signore. E continuò:

— Frenare la produzione degli affamati, non c’è altro. Tutti i nostri mali derivano dall’essere in troppi a voler star bene.

Il Moretti saltò su dall’angolo opposto della sala, gridando con la sua voce di galletto:

— No, signor dottore! Non c’è un uomo solo di troppo sulla terra! Ogni uomo è produttore! Tre quarti della terra sono incolti per mancanza d’uomini!