— Che cosa farà lei della famiglia? — domandò di nuovo il dottor Geri.
Alberto non aveva ancora idee ferme su quell’argomento, che era il più pericoloso di tutti; ma capì che non poteva ceder su quello, senza lasciar il sopravvento agli avversari anche negli altri.
— Non creda di sgomentarmi con questa domanda — rispose, ostentando sicurezza d’animo.
— Neanche la famiglia non è una istituzione immutabile: si modifica e progredisce col progredire della società; col mutarsi della condizione sociale della donna. Questa è molto mutata dal passato, anche lei lo deve riconoscere. Ora, come la famiglia d’oggi non è più quella del medio evo, così essa assumerà necessariamente un’altra forma quando la donna sarà affrancata dalla servitù economica e avrà tutti i diritti dell’uomo.
S’alzò un grido di protesta.
— Le idee di Maria Zara! — esclamò il Geri figlio.
— E di Luisa Michel! — gridò il suocero. — Ora farai l’apologia degli orrori della Comune!
— Eh, lasciamo stare gli orrori! — rispose Alberto, cominciando a irritarsi. — In servigio di tutte le cause si commisero degli orrori: la religione ebbe i roghi e la tortura, e la difesa della proprietà male acquistata fu sempre più feroce che gli assalti della fame.
— Ma se lo dicevo — gridò il commendatore — che avresti anche difeso i fucilatori dei prigionieri!
— Non è vero! Io non difendo nè chi ammazza i prigionieri in nome della rivoluzione, nè chi li macella in nome dell’ordine.