— E non fai differenza fra gli uni e gli altri! — ribattè il suocero, scoppiando.

Qui s’intromise da capo il Bianchini padre, supplichevole, e con lui la signora Giulia e la sorella d’Alberto, accarezzando l’uno e l’altro e sospingendoli dolcemente da due parti opposte, fin che il cerchio si spezzò in vari gruppi, e la battaglia si ruppe in una serie di scaramucce.

Vicino alla finestra, nacque una discussione intorno alle condizioni degli operai fra il dottor Geri, il Cambiari e il Moretti, ai quali s’aggiunse la signora Luzzi. Il dottor Geri affermava che i salari erano aumentati in proporzione dei prezzi delle derrate.

— Questo vorrebbe dire — osservò il Cambiari sorridendo — che siccome erano scarsi prima, sono insufficienti anche adesso.

— Il pane è ribassato.

— Ma è rincarata la carne.

— È scemato il prezzo del riso.

— Ma son rincarati il vino, l’olio, lo zucchero, il caffè.... lo spirito....

— E le pigioni, signor dottore? — domandò la Luzzi.

— Ma che pigioni! — rispose il dottore. — Badiamo ai fatti generali. Il fatto è che gli operai vestivano di grossa tela, ora veston di panni; che andavano a piedi nudi, e ora portan le scarpe, e sono alloggiati meglio d’una volta. Oltredichè godono dei vantaggi comuni della civiltà progredita: strade ferrate, gas, luce elettrica, acqua potabile, giardini pubblici, musei aperti a tutti. Conta per nulla lei tutto questo?