Il Geri le lanciò uno sguardo come una frustata e Alberto la guardò con viva simpatia. Ma la discussione ripigliò, inasprendosi, e cadde d’un salto sulla quistione del diritto al lavoro.
— Non c’è senso comune! — disse il Geri. — Come ci sarà del lavoro per tutti, se ora già ne manca, e se, soppressi i ricchi, avverrà un’enorme diminuzione nei consumi?
— Non ci ha altro argomento?... Ma questa diminuzione sarà ampiamente compensata dal maggior consumo della grande maggioranza, messa in condizioni migliori; maggioranza che ora, per la scarsità dei salari e per la disoccupazione, consuma appena lo stretto necessario, e anche meno!
Il Geri levò gli occhi in alto, come per dire: — Che spropositi!
— Ma come si farà allora — disse forte — a mantenere la produzione a paro coi nuovi bisogni, che cresceranno enormemente, e in corrispondenza all’aumento della popolazione, che sarà effetto della vita migliorata?
— E c’è bisogno che io glielo spieghi? Ma è chiarissimo! Si raddoppierà il prodotto della terra in virtù della grande cultura razionale, impossibile ora per il frazionamento della proprietà.... Un momento, mi lasci finire.... Si svolgerà largamente il macchinismo circoscritto ora dalla sovrapproduzione, dal basso prezzo del lavoro umano, dalla insufficienza del capitale privato, e ci sarà un maggior numero di lavoratori per la soppressione dei parassiti, degli intermediari, dei produttori di cose inutili. — E vedendo il Geri ridere, soggiunse bruscamente:
— Ma come non lo capisce?
— Ma come non capisce lei che gira in un povero circolo vizioso?
— Ma lei lo chiama vizioso perchè non è capace d’uscirne!
In quel punto, per fortuna, il dottor Geri prese per un braccio il figliuolo, e gli osservò che non era conveniente il prolungar quella discussione col professore in presenza del suo scolaro, il quale stava lì a sentire, con gli occhi scintillanti di compiacenza maligna. E nello stesso tempo Alberto si sentì tirare il vestito da sua moglie, che lo scongiurava di quetarsi.