— Il socialismo non è una peste — rispose Alberto, sdegnoso, — è la guarigione d’una peste, della peste dell’egoismo, che ci accieca e c’infradicia tutti. Nessuno m’ha messo su. Non ho avuto bisogno d’istigatori per diventare un galantuomo.
L’ultima frase fu come un pugno nel petto al commendatore, che diede un passo indietro, livido, e poi scoppiò, balbettando dalla rabbia:
— .... Ah! sei diventato un galantuomo.... Questo vorrebbe dire.... Il socialismo è la guarigione.... Te lo dirò io che cos’è il socialismo! È la malattia dei cervelli dissestati e incompresi, è la maschera delle ambizioni malsane.... in voi altri; e negli altri sai che cos’è? È l’orrore del lavoro, è la frenesia dell’invidia, l’odio di ogni superiorità, il furore di godere a ufo, lo scatenamento di tutte le più basse passioni e di tutti i più tristi istinti, che tendono a sopprimere la responsabilità personale, a cancellare ogni dovere, a onorare il vizio e a giustificare il delitto. Ecco che cos’è il socialismo. E ora ho finito.
Mentre egli parlava, tutti gli s’affollarono intorno per quetarlo cercando di prenderlo per le mani o pei panni, di modo che, all’atto di rispondergli, Alberto si trovò solo in mezzo alla sala, come se combattesse contro tutti; e così ritto e risoluto in quella solitudine, col capo biondo che pareva d’oro, con la fronte alta e accesa, era bello di tutta la generosità della sua passione e di tutta la grandezza del suo ideale. Ma mentre tutti s’aspettavano una risposta fulminea, rimasero stupefatti al vedergli gli occhi inumiditi, all’udir la sua voce raddolcita a un tratto, e quasi supplichevole.
— Ma come è possibile? — disse con profonda commozione, battendosi una mano sulla fronte. — Io non capisco! Ma perchè v’infuriate tutti a codesto modo quando s’esprime la fede in un miglioramento del mondo? Come non sentite che, se anche l’idea è erronea, la passione è nobile e santa? Come mai il cuore non vi dice nulla? Che cos’è quest’astio, quest’ira implacabile contro chi cerca il bene e difende i deboli e vuol scemare la miseria, il dolore, l’odio, il delitto? Mai, mai che v’esca un grido generoso dall’anima! O perchè fate battezzare i vostri figliuoli nel nome di Cristo?
A quel punto sua sorella si spiccò dal gruppo degli uditori e gli si slanciò al collo d’un salto.
— Ah! brava! — esclamò la Luzzi.
Ma la madre la tirò indietro con uno strappo, e le disse piano in viso:
— Ridicola!
Irritato anche più da quell’atto, il commendatore, asciugandosi la fronte col fazzoletto come dopo un assalto di scherma, rispose ad Alberto: