— No, padre mio. Tu vuoi dire che lo stato attuale delle cose era inevitabile che si producesse, come fase d’ogni svolgimento di fatti; e questa è la verità. Ma è un’altra cosa. Come lo stato attuale è derivato da un altro, così un altro col tempo succederà a questo, necessariamente, per forze indipendenti dalla volontà dei privati e dei governi.
Il padre lo guardò un’altra volta con stupore; poi crollò il capo, non persuaso. E domandò recisamente:
— In che maniera?
— Ah! in quanto a questo — rispose il giovane sorridendo.... — io non posso saperlo. Si può prevedere a che arriverà la società: ma non seguire la via o le vie per cui passerà per arrivarvi.
— Vorresti dire una rivoluzione? — domandò il padre fissandolo.
— Può anche darsi. O se non una rivoluzione, una serie di scosse violente, di convulsioni sociali, che a poco a poco muteranno radicalmente lo stato attuale.
— E credi che comincerà presto questa serie di.... rivoluzioni? — domandò il Bianchini col sorriso di chi dubita se il discorso sia serio o faceto.
— Credo che sia già cominciata — rispose il figliuolo.
A queste parole il Bianchini e la signora s’alzarono tutti e due insieme ridendo, come per fargli capire che non dubitavano più d’uno scherzo.
— E da quando in qua hai queste idee? — gli domandò la moglie celiando.