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Mi soffermo un momento all’ultima supposizione di questo straniero immaginario, perchè esprime forse il pensiero di alcuno di voi; mi ci soffermo per dire che nessun rappresentante borghese, per quanto sia sincero ed efficace propugnatore della causa de’ lavoratori, potrà mai avere in un’assemblea quell’efficacia particolare che vi ha uno della vostra classe, il quale la rappresenta con la sua stessa persona e ne spira l’alito dalle labbra, che può parlare di bisogni che sente egli stesso e di sacrifizi ch’egli stesso compie e ha compiuti, che protegge gli interessi del lavoro ch’egli fa e di cui vive, che è in relazione intima, fraterna e continua coi suoi rappresentanti, che non è legato ai rappresentanti degli interessi diversi od opposti da mille sottilissimi vincoli, non lacerabili, di amicizie antiche, d’identità d’abitudini, di idee comuni in altri campi, che non è impacciato dal fatto d’aver professato in altri tempi opinioni discordi da quelle suo d’oggigiorno, o di essere stato per queste indifferente; e che non può essere sospetto in alcun modo di mancanza di sincerità.... perchè siamo a questo ancora — che par tanto illogico e strano che uno si appassioni e combatta per interessi sian pure sacrosanti, ma non strettamente collegati o contrari a quelli della propria classe, che il pensiero ch’ei sia un uomo generoso è l’ultimo che s’affacci alla mente degli avversari: il primo è che sia un impostore.
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Certo, io mi rendo conto dei dubbi che hanno molti di voi a questo proposito, dubbi che non si danno, generalmente, negli operai di Comuni rurali. Là il Lavoratore vede partecipare all’amministrazione pubblica persone della sua medesima classe, di coltura non maggiore alla sua, e che trattano dei piccoli interessi comuni con la semplicità, e col linguaggio che egli stesso adopera: gli par quindi naturale, e non può parergli inutile di mandar fra gli amministratori del Comune uno dei suoi.
La cosa è diversa, si capisce, nelle grandi città. Abituato per tradizione a veder sedere nei Consigli cittadini di una sola classe, a vedervi rappresentati largamente la scienza, l’ingegno, l’esperienza degli affari, la ricchezza, e la discussione sollevata spesso al di sopra della sua cerchia di cognizioni e di idee, l’operaio ha finito per considerare quella rappresentanza quasi come un privilegio signorile, e stenta a capacitarsi del come un suo compagno vi potrebbe prender parte utilmente, non riesce a raffigurarselo là che come uno spostato e un inetto. Ma egli è in errore. Egli non considera che il suo compagno andrebbe là a rappresentare un ordine di idee sue proprie, di interessi di cui ha conoscenza pratica, di questioni in cui ha un criterio preciso: non pensa che in ogni discussione ha un grande valore anche una sola idea netta, espressa a proposito, sia pure con la più rozza parola; che ciò che in molte discussioni gli par superiore alla sua intelligenza e alla sua coltura non è che zavorra accademica e curialesca gittata sulla vacuità degli argomenti; che il buon senso è in ogni luogo e in ogni cosa la prima forza, e che una gran parte delle lungaggini deplorevoli a cui si abbandonano spesso le più colte assemblee, derivano appunto dal non esservi un sufficiente numero di quegli ingenui parlatori, a cui manca l’arte d’ingrandire, di assottigliare, d’intricare, di confondere tutte quante le questioni, invece di attenersi al fondo delle cose, come suol fare l’uomo incolto, che è persuaso di un’idea.
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E d’altra parte convien che si persuadano i lavoratori che la loro classe non s’innalzerà mai fin che un gran numero di loro non saranno passati per quella impareggiabile scuola pratica che sono le amministrazioni pubbliche e le amministrazioni private: intendo per private quelle delle loro Società e delle loro Corporazioni.
A questa scuola si formarono la maggior parte dei quarantaquattro deputati del Parlamento germanico — meccanici, calzolai, falegnami, doratori, operai d’ogni arte e d’ogni mestiere — in molti dei quali riconoscono gli stessi avversari, spesso con parole d’ammirazione, cultura varia, abilità parlamentare, e, nelle discussioni che toccano le idee e gli interessi del loro partito, un’efficace eloquenza. A questa scuola si formò quel valoroso, quel benemerito Anseele, fiammingo, fondatore di quell’ammirabile complesso di Cooperative di Consumo e di produzione che è il «Vooruit», il più fortunato esempio di organizzazione socialista che sia stato attuato finora. Si educò a questa scuola quel Luigi Bertrand, operaio marmista, in cui sembra incarnato il genio organizzatore della sua razza che da un capo all’altro del suo paese fondò Società cooperative, Case del popolo, Circoli di studi sociali, e che è, col Volder, l’anima del Partito operaio belga, rispettato, ammirato anche dai più appassionati oppugnatori e scalzatori dell’opera sua. E alla scuola medesima crebbero tutti quegli operai della sua nazione, i quali, all’ultimo Congresso internazionale di Bruxelles, diedero prova di tal senso pratico, di tanta chiarezza d’idee, di una così larga cognizione di molte questioni sociali ed economiche, che se li avessero uditi certi uomini d’ordine d’una grande città italiana, radunatisi l’inverno scorso in Assemblea por provvedere agli affari propri, avrebbero deplorato anche più amaramente di quanto fecero i funesti effetti dell’istruzione popolare.
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Comprendo un’altra difficoltà che si oppone, in molti lavoratori, alla concordia nella lotta elettorale. E ve lo accenno senza un’ombra di intenzione di farvi un rimprovero. La difficoltà risiede in un vostro difetto. — Vostro? — No. È un difetto di tutti gli uomini, e che si fa sentire in tutte le classi. Ma è naturale, è scusabile che si faccia sentire nella vostra forse più fortemente che nelle altre. Nella classe che ha più fondate ragioni di lagnarsi delle ingiuste disuguaglianze sociali, si comprende che sia più viva la renitenza a conferire ai propri uguali una forma qualsiasi di superiorità, come si diffidi più facilmente del compagno che aspira ad innalzarsi, e anche di quello che è portato in alto suo malgrado, come sorga il più forte sospetto che chi esce dalla sua schiera possa abusare dell’autorità e della fortuna. Ma è pure una tendenza a cui convien resistere a qualunque costo. Già lo disse un bravo lavoratore francese ai suoi camerati, con parole scolpite che io vi voglio ripetere, non solo perchè possano riferirsi a voi le sue censure, ma anche per mostrare che il male è in ogni paese.