Pochi minuti dopo seguì un caso che non mi uscirà mai più, credo, dalla memoria.
Veniva verso di noi un ragazzo di sedici o diciott’anni, arabo, mezzo nudo, che mandava innanzi, con un grosso bastone, due buoi recalcitranti.
Il caid Abù-ben-Gileli arrestò il cavallo, e lo chiamò.
Si seppe dopo che quel ragazzo doveva andare ad attaccare i due buoi al carro che avevamo visto poco prima, ed era in ritardo di qualche ora.
Il poveretto, tutto tremante, si presentò al caid.
Questo gli fece non so che domande, a cui il ragazzo rispose balbettando e facendosi smorto come un cadavere.
Allora il caid si voltò verso i soldati e disse freddamente:—Cinquanta bastonate.
Tre robusti soldati saltarono giù da cavallo.
Il povero ragazzo, senza aspettare che lo afferrassero, senza profferire una parola, senza nemmeno alzare lo sguardo in viso al suo giudice, si buttò bocconi in terra, secondo l’uso, colle gambe e le braccia distese.
Tutto questo accadde, si può dire, in un batter d’occhio. Il bastone non era ancora in aria che già il comandante ed altri s’eran cacciati in mezzo e avevano fatto dire al caid che non potevano permettere quel brutale castigo.