Il ragazzo disse che non lo credeva.

— Ma certo! — ripigliò la bambina; — io lo so.

— Come fai a saperlo?

— Lo so, perchè l'ho sentito dire, e c'eri anche tu, il giorno che s'andò al Poggio Imperiale; e se ti ricordi, quel signore che ci accompagnò fino a Porta Romana, che discorreva con Carlotta, le diceva appunto che un suo amico aveva trovato un biglietto da cento lire quasi tutto bruciato, e gliel'aveva dato a lui, perchè andasse a farselo cambiar alla Banca con uno intero. E quei della Banca avevano visto che nel biglietto bruciato c'era un nome, che so? un numero, e il numero mostrava che il biglietto una volta era stato buono, e per questo glielo cambiarono. Hai capito?

— Signori che accompagnano Carlotta — pensò la madre, stringendo le labbra.

L'avvocato guardò sua moglie e disse sottovoce: — Hai sentito?...

— Non è vero, babbo, — domandò la bambina, — che i biglietti bruciati, quando ne rimane un pezzo, quelli della Banca li ripigliano?

Il padre accennò di sì, e ricominciò a scrivere. Di lì a un momento guardò intorno come se cercasse qualcosa; poi s'alzò, prese un lume e uscì dalla stanza.

Allora la madre si rivolse alla bambina: — Amalia, va a dire a Carlotta che venga nella mia camera, perchè le ho da parlare. —

Ciò detto s'alzò e uscì anch'essa; Amalia corse a far l'imbasciata a Carlotta, ch'era la governante.