— .... Sì, — rispose la bambina.

— Quanto tempo fa?

— .... Un mese. —

Il padre stette un po' pensando; poi riprese Amalia per mano, la condusse in una stanza vicina, sedette, e domandò:

— Come t'è venuta in mano questa busta? —

La bambina diede in uno scoppio di pianto.

— Di' la verità, — egli soggiunse.

Allora Amalia, tremando, piangendo, balbettando, raccontò che una sera, nel correre con alcune sue compagne pei viali del giardino Massimo d'Azeglio, e proprio nel momento in cui girava attorno a una panca, aveva urtato col piede in quell'oggetto, e senza immaginare che potesse essere altra cosa che un pezzo di cartone, se l'era messo in tasca, perchè era rosso e le piaceva. Poi, ripassando da quella parte, aveva visto un giovane che si lamentava con le governanti, perchè i bambini gli avevano portato via una cosa, ed essa aveva capito che si trattava appunto dell'oggetto preso da lei, e voleva restituirlo; ma s'era già radunata tanta gente, e il giovane montava sempre più in collera, e lei non si sentiva più il coraggio di farsi innanzi. A un tratto la donna che l'aveva accompagnata al giardino, ch'era la governante dei bimbi d'una signora vicina, l'aveva presa per mano e condotta via, dicendo; — Andiamo, se no succede uno scandalo; — e allora lei s'era pentita tanto tanto di non aver restituito l'oggetto, e avrebbe voluto ritornare indietro; ma era tardi. Però, arrivando a casa, e scoprendo che in quella cosa rossa c'era un ritratto, aveva deciso di restituirlo a qualunque costo, e per molte sere, tornando nel giardino, se l'era sempre portato in tasca, sperando di ritrovare quel signore. Ma quel signore non s'era più fatto vedere, e lei, perduta ogni speranza, aveva nascosto il ritratto nello stanzino, senza dir nulla a Carlotta, pensando: — Chi sa! un giorno forse lo incontrerò, e allora glielo potrò rendere.

— Avevi mai visto quel signore? — domandò il padre.

— Mai, mai — rispose la bambina — è stata quella la prima e l'ultima volta.