Suo padre, dopo averla un po' fissata negli occhi, le fece cenno che se n'andasse; ed essa col volto ancora lagrimoso, ma tutta contenta di averla passata così liscia, scappò come un uccello. L'avvocato rimase pensieroso, col ritratto in mano. Egli l'aveva trovato in un buco dello stanzino, per caso, cercando un altro oggetto. Data un'occhiata all'immagine, aveva guardato il rovescio del cartone, e fatto subito un segno di viva sorpresa. Sul rovescio v'era scritto: — A mio figlio Alberto. Maria P. — ; il nome dello scrivano ch'egli aveva cacciato. Sotto questo nome v'era scritto in grossi caratteri: — 29 marzo, 27 lire. — Fitto, 18, pagato. — Resto: 9. — Queste nove lire erano ripartite, cominciando dal primo giorno d'aprile, in sette parti uguali, l'un numero sotto l'altro, come per fare una somma, e accanto a ciascun numero era scritto in carattere minuto: — Pane e frutta. — L'ottavo giorno d'aprile era ancora segnato con un 8, ma senz'altra indicazione di spesa; v'erano scritte invece colla matita le seguenti parole: — A vent'anni! Dio mio! —

Scorrendo quei numeri e quelle parole, l'avvocato era diventato pallido; ma subito gli era venuto il sospetto che quel ritratto fosse stato messo là a bella posta, perchè gli cadesse sott'occhio. Allora era rientrato nella stanza da pranzo, aveva fatto quella domanda, e, visto il rossore d'Amalia, chiesto e saputo ogni cosa.

— Dunque non è un artifizio! — disse tra sè, appena rimasto solo. — Questo ritratto è capitato qui per caso! Questo scritto dice la verità! Questo giovane non aveva denari, non poteva aver rubato, era innocente; ed io l'ho offeso, umiliato, cacciato, condannato alla miseria e alla fame! Ora bisogna ritrovarlo questo disgraziato! — soggiunse con voce commossa, balzando in piedi. — Bisogna andarlo a cercare, subito, dovunque sia! —

Qui si fermò, passandosi una mano sulla fronte. — Ma la prova, — disse, — la prova che mi sono ingannato, la sicurezza intera e assoluta chi me la dà? Che fu del biglietto? Chi può averlo preso fuorchè lui? —

E si rimise a sedere pensieroso. — Fosse caduto nel fuoco! — soggiunse dopo un po'. — Si fosse bruciato, mentre io uscivo dal gabinetto? —

Quella parola “bruciato„ gli richiamò alla memoria il discorso d'Amalia, il giovane che aveva accompagnato Carlotta, l'amico, la Banca;... gli balenò un vago sospetto. Si alzò per andare a chiamare la bambina; in quel momento entrò sua moglie.

— Senti, — gli disse questa sorridendo, — ho parlato con Carlotta, e le ho domandato chi fosse il signore che si dà la premura di accompagnarla quando conduce al passeggio la bambina. Non si turbò nè punto nè poco, e mi rispose, con una disinvoltura ammirabile, che quel giovane è una persona per bene, e per provarmi ch'è per bene davvero, mi disse ch'è intimo amico d'un tuo scrivano che gode della tua più grande simpatia.

— Quale scrivano? — domandò l'avvocato. La signora disse il nome dell'antico collega d'Alberto.

— E le domandai pure — soggiunse — che cosa fosse quell'imbroglio del biglietto. E lei mi ha detto che il fatto era veramente come Amalia l'aveva raccontato; ma che neanco in questo non vedeva nulla di male, perchè il biglietto era stato trovato in mezzo a una strada, e quel signore, prima di farlo cambiare, aveva cercato inutilmente il proprietario.

— Ma chi l'ha trovato il biglietto?