— Io conosco il signor Alberto, — Riccardo proseguì — lo conosco da molto tempo, intimamente, e lo credo incapace di commettere un'azione indegna; me ne rendo mallevadore come d'un mio fratello; altre cento persone, se occorresse, sarebbero pronte ad affermare lo stesso, la perdita del biglietto sarà una cosa inesplicabile; ma il signor Alberto è innocente. Ora egli si trova ridotto all'estrema miseria, e per di più disonorato. Di questa ingiustizia non avrà colpa che il caso, voglio credere; ma tanto più è dovere di tutti quelli che conoscono quel povero giovane, di fare tutto il possibile per restituirgli quello che ha perduto. Bisognerebbe trovar modo di farlo riammettere nello studio, persuadendo il signor avvocato che egli è innocente. Lei che è giovane, che ha cuore, che conosce quel povero infelice, m'aiuti lei. Facciamo fra tutti quello che si può far di meglio. Le assicuro che sarà una buona e nobile azione. Vediamo di trovare un modo per persuadere il suo principale.
Lo scrivano guardò attentamente Riccardo, e sentendosi sempre più rassicurato, esclamò con voce sospirosa e pietosa: — Ma come trovarlo questo modo, Dio buono! Non c'eran testimoni, il biglietto non s'è più ritrovato, nessuno ha saputo dare una spiegazione.... Dio lo volesse che si trovasse una spiegazione!
— Ma si può trovare — riprese Riccardo, incoraggiato dalla disposizione benevola del giovane — si può inventare! Dal momento che lei ed io siamo persuasi che il signor Alberto è innocente! Possiamo combinar tutto fra noi due, senza che ne sappia nulla nessuno nè ora nè mai. Creda, caro signore, che glie ne sarei grato per la vita!
E dicendo questo gli afferrò le mani e glie le scosse con uno slancio del cuore.
— Ma cosa dire! cosa inventare! — rispose lo scrivano, grattandosi il capo e fingendo di cercare.
— Si dice che il biglietto è stato ritrovato — esclamò Riccardo con vivacità — e si presenta all'avvocato un biglietto di cento lire! Il biglietto lo metto io; lei si presenta all'avvocato, fingendosi tutto contento d'aver trovata la giustificazione d'un amico, e gli dice: — Ecco il biglietto che lei credeva rubato, l'ho trovato io!
— ... Io? — domandò lo scrivano, turbandosi leggermente.
— Ma che cosa c'è di più naturale? — ripigliò Riccardo infervorandosi e pigliando la mano del giovane.
— Ma... — rispose questi esitando — ... ritrovare un biglietto... intatto... dopo tanto tempo... dove? in che maniera?... come spiegare che sia scomparso?
— Ma si può spiegare benissimo! Combiniamo la spiegazione insieme. Ecco qui, per esempio. Quando l'avvocato s'alzò per uscire dal suo gabinetto, — dove il signor Alberto rimase solo per qualche momento, — alzandosi, fece scivolare il biglietto giù dal tavolino. Vicino al tavolino c'era il caminetto acceso. Il biglietto cadde sulla bragia e si bruciò quasi intero. Il custode lo raccolse la sera con altri pezzetti di carta, con cui era confuso, e buttò ogni cosa in una cesta. Lei, cercando una lettera smarrita, è andato a metter mano nella... Ma perchè le pare tanto strana? —