— Ma sa — disse poi incrociando le braccia e allargando le gambe — che si direbbe che il ladro sia lei?
Lo scrivano si fece smorto, e retrocedendo verso la porta, gridò con voce soffocata:
— Badi a quello che dice!
— Ah! ora comincio a capire! — rispose Riccardo rimettendosi il cappello, e slanciandosi avanti.
Ma a un tratto s'arrestò. Una mano sconosciuta aveva afferrato il braccio dello scrivano sul limitare della porta. Questi si voltò bruscamente e vedendosi in faccia l'avvocato, diede un guizzo indietro, e rimase un momento colle spalle al muro —, impietrito.
— Ebbene.... sì — mormorò poi con un filo di voce — son io!
E s'allontanò lentamente, strisciando la schiena alla parete, come un ragazzo minacciato d'una pedata.
XII.
Giulia, quel giorno, si era levata per tempo, dopo un sogno breve e agitato da sogni dolorosi. La sera prima Alberto le era parso più sconsolato del solito; più d'una volta essa l'aveva sorpreso colle lagrime agli occhi, e dopo averlo lungamente confortato a farsi animo, non ne aveva avuto altra risposta che: — Oh Giulia! io non posso più vivere così! — Essa s'era addormentata col cuore trafitto da queste parole, e svegliandosi le era parso di sentirsele mormorare all'orecchio.
Si vestì in fretta e andò a picchiare all'uscio della stanza d'Alberto, aspettando quel solito: — Avanti, — detto con voce stanca e melanconica. Non udì risposta; picchiò di nuovo: nulla; allora aperse ed entrò. Alberto non c'era. Giulia stette un pezzo immobile e pensierosa, cogli occhi fissi sulla candela quasi intieramente consumata. Poi s'avvicinò alla finestra e guardò fuori: il cielo era bigio e chiuso; un vago presentimento di sventura le entrò a poco a poco nel cuore; tornò nella sua stanza, sedette, appoggiò il capo sopra una mano, e ricominciò a pensare, immersa in una profonda malinconia.