— È in casa il signor Alberto? — le domandò uno di quelli.

Giulia dètte indietro d'un passo lo guardò, e rispose con voce affannosa:

— No! Chi è lei?

— Io sono l'avvocato B*** — rispose questi, guardandola meravigliato.

— Ah sì? — gridò Giulia fissandolo con uno sguardo di pazza; — e lei ardisce di metter piede in questa casa!... Assassino! —

Ciò dicendo gli si slanciò addosso, e lo percosse con la chiave nel viso.

Poi cadde fra le braccia delle donne, esclamando: — No! non era un ladro! — e svenne.

— Se ne vada, — disse in fretta Riccardo all'avvocato. — Non è bene che stia qui, spiegherò tutto io, sarò a casa sua tra poco — E si chinò sopra Giulia, mentre l'avvocato scendeva le scale, sbalordito, rasciugandosi il viso grondante di sangue.

XIII.

Poche ore dopo Riccardo non c'era più e Alberto era tornato a casa. Con sua gran meraviglia egli trovò Giulia serena e sorridente. Prima la guardò un pezzo, almanaccando; poi le domandò la cagione di quella sua serenità. Giulia gli mise in mano un biglietto, dicendogli che lo aveva portato un signore. Alberto lesse: — “Il signor Alberto è pregato di recarsi questa sera alle sette in via (c'era detto la via, il numero e il piano), dove sarà data una risposta alla sua domanda di due giorni fa; spero favorevole. Riccardo.„