— Oh! oh! — esclamò il brigante, chinandosi a raccogliere una verghetta. — Hai inteso? — e gli diede una vergata sulle mani.

Il carabiniere tirò innanzi senza rispondere.

— Parlerai, poveretto, — riprese il brigante, buttando via la verga; — comincian tutti come te, e tu finirai come gli altri. Sei di carne e d'ossa tu pure; quando sentirai pungere, griderai anche tu; va tranquillo! —

Ciò dicendo, gli diede un urtone per fargli infilare un sentiero lungo la sponda d'un rigagnolo; andarono diritti un pezzo, poi passarono un piccolo ponte, girarono attorno a un poggio, e cominciarono a salire per una viottola angusta su per un monte erto e roccioso. Il carabiniere, stretto intorno al collo dalle bertelle dei fucili, imbarazzato dall'aver le mani legate, soffocato dall'uniforme, grondante di sudore, saliva a sbilancioni, inciampava nei sassi, cadeva in ginocchio, e si rialzava a fatica, per tornare a cadere; e i briganti lo picchiavano, lo malmenavano, lo spingevan su a pedate, schernendolo, urlando: — Su, poltrone! Voialtri, quando ci cogliete, ci legate ai vostri cavalli! Una volta per uno, piemontese! —


Su, a mezzo il fianco del monte, erano aspettati. In un punto dove la roccia era tutta bricche, scoscendimenti e precipizi a filo, con appena qualche striscia di cespi e d'arbusti aridi, sotto una rupe cava e ricurva a guisa di volta, si stendeva un breve tratto di terra piano, cinto intorno intorno di macigni, parte franati dall'alto, parte — i più piccoli — spinti a forza di braccia tra i primi, in modo da formare con quelli una specie di baluardo. La rupe serviva di tetto e di parete a una capanna di legno, che occupava una quarta parte dello spazio chiuso. Sulla faccia interna dei macigni erano state incavate delle nicchiette, per riporvi roba, e degli scalini, dall'alto dei quali si vedeva giù tutta la china. S'entrava là per un'apertura poco più larga d'un uomo. Fuori, non appariva indizio di luogo abitato; dentro, pareva insieme una tana, un ridotto e un corpo di guardia. Nelle nicchie v'eran bicchieri, tazze di latta, tegami, pani, coltelli; dalle punte sporgenti dei macigni pendevano sacche e fiaschette; in un angolo c'era un mucchio di cenere e di tizzoni, e la roccia, di sopra, affumicata; sotto la capanna, paglia e panni ammontati. A guardar su, oltre la rupe, e dietro, e ai lati, non si vedevano che roccie, fessi profondi, e massi enormi quasi sospesi in aria, con qualche raro albero che appariva appena come un ciuffo d'erba. Sotto, i fianchi rotti del monte; più in là, pianura, e lontano, altri monti.

Un uomo, ritto sull'ultimo gradino d'una scaletta, coi gomiti appoggiati sul macigno, e il viso nascosto dietro due pietre, tra le quali sogguardava come attraverso una feritoia, stava aspettando la compagnia. Quando scorse il carabiniere, battè la mano, in segno di contentezza, sur una delle due pietre; e prese a seguitare coll'occhio intento ogni suo passo, accompagnando ogni percossa che gli vedeva dare, con un gesto e una bestemmia, come per accrescere forza al percussore e dolore al percosso.


Quando furono a pochi passi dal ridotto, scese e gli andò ad aspettare alla porta. — Arrivarono. — Il carabiniere, cacciato dentro con uno spintone, stramazzò in mezzo al recinto; entrarono in furia gli altri, ansando, sbuffando, buttando qua e là borse, capelli, armi; sedettero intorno, sui sassi, e stettero un po' di tempo silenziosi, per riprender fiato ed asciugarsi il sudore.

— Eccone uno! — esclamò poi il capobanda, voltandosi verso il compagno che era uscito a riceverlo.