Il brigante più giovane lo guardava con tristezza.
— Tu — disse a costui il capo, che stava seduto presso la porta — va al tuo posto! —
Il giovane, come obbedendo ad un ordine abituale, salì la scaletta, da cui uno dei briganti aveva veduto venire i compagni; appoggiò i gomiti sul macigno, mise il viso fra le due pietre, e rimase immobile.
— Giù l'uniforme, — ripeterono i due briganti, alzando tutti e due insieme la mano.
— Dategli una ceffata, che gli lasci il segno delle dita! — gridò il capo.
Il carabiniere si scosse come se fosse stato punto in una piaga, poi chinò la testa in atto di rassegnazione, e si tolse l'uniforme. I due briganti la presero; frugaron nelle tasche, nelle maniche, da ogni parte; poi la gettarono sotto la capanna. Uno di essi frugò ancora il prigioniero nelle tasche dei calzoni, e disse al capobanda: — Nulla!
— Accidenti a lui! — questi rispose; — legatelo al ferro. —
I due manigoldi legarono il carabiniere colle mani intrecciate sul dorso a un grosso uncino piantato in uno dei pali della capanna. L'infelice era bianco come un morto e batteva i denti come pel ribrezzo della febbre.
I tre briganti cavaron dalle nicchie un po' di provvigione da bocca, sedettero sopra tre sassi, e cominciarono a mangiare, discorrendo tranquillamente, a sbalzi e a proposizioni tronche, come si fa quando si bada più a quello che si mangia che a quello che si dice.
— Hai sentito le notizie di Casalvecchio?