— Dunque, — prese poi a dire il capo, rivolgendosi al carabiniere, con un accento che non ammetteva più indugi, — di dove venivi? —

Il prigioniero corrugò le sopracciglia e fissò il brigante con uno sguardo profondo che annunziava una volontà più risoluta della sua, e non rispose.

Il brigante, senza dir altro, gli menò un così violento pugno sotto il mento, che s'intese uno scroscio come se gli avesse spezzati i denti. — Risponderai ora? —

Il carabiniere abbassò la testa, lasciò colare il sangue che gli empiva la bocca; poi, rialzando gli occhi in viso al brigante, con un'espressione d'imperturbata alterezza, fece cenno di no.

Il brigante si morse le labbra, ricambiò coi due compagni un sorriso forzato; poi, con tutta calma, pose la mano in tasca, trasse un coltello, l'aperse, sbottonò la camicia al carabiniere, e gli mise la punta della lama sotto la fontanella della gola. La vittima fece un movimento convulso come se la lama fosse già entrata. — Nessuna paura, — mormorò il brigante; — e fece scorrere il coltello, lentamente e leggermente, dal collo fino alla cintura, come avrebbe fatto sopra una tavola per tracciarvi una linea. Sul petto dello sventurato apparve una lunga riga rossa, somigliante a un taglio di rasoio, che subito disparve sotto le goccie di sangue che ne spicciarono fuori; e le goccie filarono giù, come lagrime, sotto i panni e sopra, sino a terrà.

— Ah! ah! — gridò con voce bestiale il capo; — lo cominci a vedere, eh?

— Guarda come corre! — disse l'altro.

Il giovane brigante si coperse il viso colle mani.

— Parli ora? — ridomandò il capo.

Il carabiniere guardò sgocciolare il sangue, poi alzò la testa, fissò gli occhi in viso al brigante, e colla medesima espressione di prima fece cenno di no.