— Ah! vigliacchi! Tre contro un moribondo!

— Dannazione! — urlò il capo dei briganti, slanciandosi col pugnale alzato contro di lui.

— È tardi! — questi rispose con un fremito di gioia, e accennando la porta, gridò: — Guarda! —

Nel punto stesso che gli altri due briganti, avvertiti dalle parole del giovane, gettavano in fretta e in furia un ampio mantello addosso alla vittima, e mentre il capo afferrava il fucile per gettarsi contro il nemico misterioso che s'avanzava, scoppiò uno strepito d'armi, di passi, di voci, balenarono baionette e canne di fucile dinanzi alla porta, sopra i macigni, sull'alto della rupe; e irruppe dentro uno stuolo di carabinieri, che in un baleno circondò, oppresse, disarmò e buttò a terra quanti trovò nel recinto. Seguirono alcuni momenti di silenzio, durante i quali non si udiva che il respirar grosso e frequente dei carabinieri trafelati.

— Soccorrete il moribondo! — gridò all'improvviso il giovane brigante, che stava inginocchiato anche lui, come gli altri, colle mani appoggiate in terra, sotto la baionetta d'un carabiniere.

— Qual moribondo? — domandò il capitano, facendosi innanzi, polveroso ed ansante.

— Là! nell'angolo! — rispose il giovane, accennando.

Tutti si voltarono a guardare: nessuno scopriva nulla.

— Sotto il mantello! ripetè il brigante.

Il capitano, seguìto dagli sguardi di tutti, s'avvicinò alla capanna, afferrò il mantello e lo buttò in terra. Un grido generale d'orrore risonò alla vista di quell'orrenda cosa. L'infelice prigioniero, inginocchiato in terra, colle braccia ritorte indietro, e il capo spenzolante sul petto, era tutto lividi e piaghe e sangue, che parea scorticato; e faceva uno sforzo per alzare la testa.