— Slegatelo subito! — gridò il capitano. — Dategli da bere! —
Tre carabinieri accorsero, lo slegarono, lo posero a sedere, e cominciarono ad esaminar le ferite; gli altri, acciecati dall'ira, percotevano i briganti col calcio del fucile.
— Giù le armi! — gridò il capitano. E poi, voltosi verso il giovane brigante: — Parla tu! —
Il carabiniere che lo teneva gli permise d'alzarsi in piedi.
— Quando fu preso quell'uomo? — domandò il capitano; — di' la verità prima di morire.
— Quell'uomo — cominciò il giovane con voce affannosa, tremando ancora d'orrore e di spavento... — quel carabiniere... l'hanno preso stamani... l'hanno condotto qui... l'hanno legato... volevano che parlasse... lui non voleva... non parlò... gli saltarono addosso... Io ho veduto! Mio Dio! Mio Dio!
— Ma tu chi sei? — gridò il capitano, strappandogli il cappello.
Tutti si voltarono ed esclamarono: — Una donna!
— Sì! — gridò questa come una forsennata; — sono una donna... m'hanno rubata... son quindici giorni... mi misero il coltello alla gola... m'hanno condotta con loro... Ma io non mi sono macchiata le mani di sangue, no! lo giuro! io li accompagnava soltanto perchè non m'uccidessero! Io sono di San Severo... sono una povera contadina...
— Perchè non hai tirato una fucilata nella testa a uno di costoro?